Io sono quella che va con tutti,
ma che di nessuno ha bisogno,
sono Kamakhya, Kurukullā, Durgā, Kālī.

Mi so nascondere agli occhi dei più,
ma se mi saprai cercare riuscirai a trovarmi.

E quando l’avrai fatto, quando di MahaKālī
avrai conosciuto l’arcigno volto,
lo sguardo fiero e truce,
mi porrò maestosa e solenne
innanzi al tuo cospetto,
maliarda, ghignando sprezzante,
attorniata dai feroci Naga che, sibilanti,
ti addenteranno belluini e spietati.

Crudeli, ti inoculeranno il Nero Fiele,
ti sprofonderanno nell’Oscura Pozza Velenifera
soffocandoti sino ad obliarti.

Io, la Divina Madre,
Durgā quando marziale, invitta, statuaria,
offrirò il Mio Corpo nell’amplesso osceno e lubrico
e vibrerò frenetica nel coito come menade,
nendomi con te sino allo spasimo.

Quando, nell’amplesso impudico
sarò la più laida delle etère,
scuotendoti convulso nell’acme della gioia
come sbalzato da rupe indomita,
in quell’attimo d’eterna beatitudine,
ove regna invitto il tempo acronico
e lo spazio increato,
Io, quando il respiro si annulla
e lo sguardo non ha più nulla da rimirare
perché tutto ha compenetrato,
impietosa ed algida ti decapiterò
e da quell’orrore truculento,
da quell’involucro ormai inerme,
sozzo di sangue e putredine,
farò sorgere un Nuovo Essere
che svetterà ieratico ed altero.

Solo allora,
Superba e trionfale,
sarò soddisfatta
perché avrò annientato il tuo ego
e con esso
Ogni traccia di te e del tuo passato.

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