Considerando quanto fin qui esposto nel podcast “Secondo l’Ordine di Melkitzedek” dove abbiamo espresso quanto simbolico sia il Vangelo nelle sue varie sfaccettature e quanto sia possibile ricevere delle indicazioni palesi sull’operatività interiore che possano portare l’uomo a seguire un percorso di conoscenza di sé stesso e della divinità, abbiamo ritenuto giusto e necessario concentrarci sulla simbologia della Pasqua, scrivendo in modo chiaro e incontrovertibile quanto riportato nei vangeli.

Abbiamo visto che Cristo è il Logos ed in quanto tale è il simbolo della Ragion Divina, ovvero di quel processo logico generato da un input ricevuto dalla mente purificata, rappresentata da Maria e proveniente da una Influenza Divina, la Mezla Qadisha ebraica o Spirito Santo cristiano.

Nella Domenica delle Palme abbiamo capito che il Logos torna nel regno interiore, la Gerusalemme Celeste e pertanto indica chiaramente l’inizio dell’operazione che terminerà la domenica successiva, ovvero con la resurrezione. Il Logos dunque, rientrando a Gerusalemme, ci indica che è necessario porre il nostro pensiero verso noi stessi, verso l’interno, in modo tale che si possa dire, così come espresso nella festa di Sukkoh che è appunto quella che accoglie Gesù a Gerusalemme, che in città vi è la Shekhinah, la Presenza di Dio. Tutto ciò, ci sta dicendo di compiere un atto di auto-osservazione.

Il Giovedì Santo, avviene un evento importantissimo: la lavanda dei piedi.

In questo passo del Vangelo si pone l’attenzione spesso sull’umiltà dimostrata da Gesù nei confronti dei propri discepoli, i quali in principio non capiscono, così come dimostra ampiamente Pietro.

Tuttavia, noi dobbiamo soffermarci sulla simbologia e la sua spiegazione. Pertanto, dobbiamo ricordare cosa rappresenta il Logos e cosa gli apostoli.

Del Logos abbiamo già parlato in merito alla sua azione di Fuoco Sacro che rinnova tutte le cose, così come espresso nel titulus crucis I.N.R.I. (Igne Natura Renovatur Integra). Dunque, il Logos ha anche il potere di rinnovare e quindi purificare attraverso l’osservazione, ovvero un atto meditativo che pone in attenzione un soggetto il quale viene purificato già solo attraverso quest’attenzione che gli si pone attraverso il Pensiero Divino; come se un faro riflettore (il Logos) fosse puntato verso un oggetto che, per il forte calore della luce, pian piano si scioglie.

Degli apostoli abbiamo già introdotto nel podcast che ognuno di loro rappresenta, oltre che ad una costellazione, una parte del corpo dell’uomo ed abbiamo proposto la Melothesia come indicatore occidentale delle corrispondenze che riportiamo di seguito.

ApostoloSegno ZodiacaleElementoParte del corpo
SimeoneArieteFuocoTesta
TaddeoToroTerraCollo
MatteoGemelliAriaBraccia e mani
FilippoCancroAcquaSeno
Giacomo MaggioneLeoneFuocoPetto e cuore
TommasoVergineTerraStomaco
GiovanniBilanciaAriaReni e colon
GiudaScorpioneAcquaOrgani sessuali
PietroSagittarioFuocoCosce
AndreaCapricornoTerraGinocchia
Giacomo MinoreAcquarioAriaCaviglie
BartolomeoPesciAcquaPiedi

Pertanto, con la lavanda dei piedi, i vangeli ci vogliono indicare l’atto di osservazione, durante le operazioni interiori, di ogni parte del corpo affinché queste si assopiscano.

Affinché il concetto sia ulteriormente chiaro, specifichiamo che la pratica consiste:

  1. nel porsi in una posizione possibilmente comoda e con la schiena dritta, solitamente indicata in occidente come posizione del faraone;
  2. fatto ciò, chiudendo gli occhi, porre sé stessi in uno stato di relax attraverso il controllo del respiro
  3. successivamente, porre la propria attenzione ad ogni parte del corpo, possibilmente dal basso verso l’alto (dai pesci all’ariete).

Questo perché, attraverso l’assopimento del corpo, si può pervenire ad uno stato di purificazione e di fatti l’acqua è l’elemento purificante per antonomasia. In questo caso, essendo il Logos/Fuoco ad utilizzare l’acqua, possiamo ben dire che non si tratta di un’acqua normale ma dell’acqua viva di cui parlano le Sacre Scritture, un’acqua infuocata che permette di conoscere e la quale non è nient’altro che la “Contemplazione attraverso l’Intelletto” che stiamo praticando.

È da notare che Giuda, l’apostolo traditore, è associato agli organi sessuali. Forse i vangeli ci vogliono indicare che sono proprio le forze sessuali che bisogna inesorabilmente controllare affinché queste non distolgano la nostra attenzione dall’operatività che stiamo compiendo?

Inoltre, lo scorpione è astronomicamente opposto alla costellazione di Orione e sappiamo già benissimo, in quanto ne abbiamo parlato sulla rivista Theoria, che è proprio lo scorpione ad uccidere il gigante della mitologia greca, il quale è associato all’uomo cosmico, non materiale e quindi a Sahu, la costellazione associata all’anima di Osiride.

Successivamente alla lavanda dei piedi avviene l’ultima cena dove si compie la spartizione del pane e del vino. Famosa è la frase “questo è il mio corpo” relativa al pane e “questo è il mio sangue” relativo al vino. Molti studiosi di esoterismo hanno compiuto lo scempio di associare questi due elementi allo sperma ed al sangue e non c’è molto da dire in merito se non che trattasi di pura follia o peggio di stupidità ed ignoranza penosa. Tralasciando ogni associazione a pratiche materiali, si vuole ricordare che il pane ed il vino non sono altro che la rappresentazione simbolica del corpo e dello spirito, inteso come anima, i quali vengono purificati durante la cerimonia e successivamente impregnati dello Spirito Santo attraverso l’invocazione che la chiesa cristiana conosce molto bene. Una volta santificati, l’ingestione degli elementi ci porta a divenire come Cristo e di fatto questo avviene per le parti del corpo corrispondenti agli Apostoli, le quali, purificate dall’atto prima spiegato della lavanda dei piedi, ora diventano puro pensiero, formando il Corpo Astrale dell’operatore.

Pertanto, i vangeli ci vogliono dire che, oltre all’atto di assopimento del corpo, è necessario immaginare interiormente ogni singola parte come se fosse piena di luce quale è l’immagine del Logos divino. Così facendo si compie una consacrazione e si forma dunque un corpo immaginario e luminoso attraverso il quale è possibile interagire nel Mundus Imaginalis di cui abbiamo parlato spesso nel podcast.

Ecco però che sopraggiunge il tradimento di Giuda, ovvero delle energie sessuali che distraggono l’operatore. A questo punto, operativamente avviene il risveglio del corpo e la fine della pratica.

Tuttavia, i vangeli continuano indicando che è possibile utilizzare queste energie per continuare l’operazione. Infatti, le energie sessuali o dell’apparato digerente, come cabalisticamente associate al segno dello scorpione, sembrano dilaniare la nostra pratica e questo è ben riportato nella passione di Cristo quando viene dapprima torturato e poi portato da Pilato e da Erode, come a simboleggiare l’atto della mente di riprendere la sua attività compulsiva che porta l’operatore da una parte all’altra, in balia delle forze che solitamente dominano l’uomo ben rappresentate dall’impero romano e dal falso re Erode.

Durante questi spostamenti, i vangeli ci segnalano del triplice tradimento di Pietro prima del canto del gallo. Questa parte è stata ampiamente trattata in diversi studi, ovviamente prendendo riferimento al gallo che canta quale simbolo della Vigilanza. Di fatti è proprio in questo che bisogna concentrarsi, poiché a questo punto le operazioni relative alla Nigredo alchemica sono praticamente in atto ed è necessario rimanere vigilanti. Inoltre, riprendendo le corrispondenze prima esposte, vediamo che Pietro è associato al Sagittario e quindi alle cosce, volendoci segnalare che è proprio in questa parte che eventualmente si inizia a manifestare una fase di risveglio dall’assopimento.

L’operatore, ormai identificato in Cristo, deve inevitabilmente essere intransigente con sé stesso e continuare la propria sacra attività, rimanendo desto nella mente e mantenendo il corpo assopito. È in tale situazione che avviene la crocifissione il Venerdì Santo!

In tal senso, questa non è da intendere come un evento negativo, ma come il fine ultimo dell’operazione. Infatti, è necessario riuscire a fissare il proprio pensiero, mantenendolo in uno stato dove questo ormai non è più in movimento anche se gestito positivamente come nell’atto meditativo. Bisogna continuare finché avviene la morte, quella morte mistica di cui parlano gli iniziati e che altro non è che quella dissociazione dal proprio io che avviene nel momento in cui si passa da uno stato meditativo a quello contemplativo.

È in tal modo che bisogna interpretare dunque la frase di Cristo che dice più volte “sia fatta la Tua Volontà e non la mia”, è necessario trascendere la propria personalità e quindi la falsa volontà per poter giungere oltre.

Ricordiamo che la crocifissione sul Golgota non riguarda solo la figura di Gesù, ma con esso sono presenti i due ladroni. È un chiaro riferimento alla tripartizione dell’essere umano in corpo, anima e spirito. Di fatto è Cristo che rappresenta lo spirito, mentre il ladrone che supplica di ricordarsi di lui quando Cristo siederà alla destra del Padre è la parte animica, unica eccezione dell’essere che può ambire a superare l’Abisso della morte per trovarsi al cospetto di Dio, ovvero la personalità dell’uomo che può divenire recipiente della Volontà Divina.

Il Logos/Pensiero è dunque morto in croce; è stato fissato!

Per accertarsi della sua morte, è famosa la parte in cui Longino trafigge il costato di Cristo dal quale escono sangue ed acqua, altro chiarissimo richiamo all’acqua viva che sgorga dal Logos e che dona la Gnosi. Ricordiamo inoltre che questo sangue ed acqua vengono raccolti nella stessa coppa utilizzata da Cristo nell’ultima cena, il Sacro Graal che così si definisce come contenitore della Sapienza Divina, la mente umana purificata che accoglie la Gnosi.

Ai piedi della Croce troviamo le 3 Marie, ovvero Maria madre, Maria di Clèopa e Maria Maddalena, chiaro riferimento della tripartizione dell’anima umana dove troviamo Maria madre che rappresenta la mente purificata, Maria di Clèopa è la mente che combatte contro le forze condizionanti ed infine Maria Maddalena quale simbolo della mente compulsiva.

A questo punto, l’operatore non si riconosce più in sé stesso, non ha più un nome, ma perviene a questo stato contemplativo che nell’Albero Sephirotico corrisponde a Binah, la Grande Madre ed il Grande Mare.

Qui non resta altro che contemplare e, così come dice Maister Eckhart, se si crea il vuoto, si costringe Dio a venire a noi. Non è però un rimanere passivi come qualcuno potrebbe intendere, ma è una passività attiva, uno stato mistico di tensione verso il divino che viene attratto come da una invocazione provocata dal profondo silenzio interiore che si è generato. Annullando il pensiero, si può pervenire dunque a ciò che sussiste prima del pensiero stesso e che nella moderna psicanalisi sono stati definiti archetipi. Sono questi ultimi che determinano il condizionamento positivo o negativo del pensiero umano e che si manifestano alla nostra mente come immagini provenienti da una inidentificata sorgente. Avendo provveduto, attraverso le operazioni fin qui eseguite, a togliere i condizionamenti fisici e mentali ed avendo superato la parte razionale dell’essere, è chiaro che queste immagini non possono sussistere di forma in quanto il pensiero è ormai fissato e che non si tratta di forze agenti negative, ma armoniche. Si deduce che queste forze condizionanti pervengono da ciò che l’uomo ha imparato a chiamare Dio e che si manifestano attraverso dei bagliori di luce, unica forma di trasmissione della Vera Conoscenza.

Tutto questo è rappresentato dalla Resurrezione della Domenica di Pasqua.

Infatti, nell’atto della Resurrezione, si vuole simboleggiare il trascendere la Ragione per rivolgersi all’Intelletto, o meglio il passaggio del metodo conoscitivo dalla Ragione all’Intuizione. Difatti il Figlio dell’Uomo, appunto il pensiero ragionato, muore quando viene fissato attraverso la concentrazione per pervenire alla Gnosi tramite l’Intelletto, ovvero quella capacità dell’uomo di poter conoscere senza ragionare, ma per ispirazione divina chiamata dalla chiesa cattolica “Scienza Infusa”.

Il Figlio dell’Uomo, ovvero il Logos, diviene dunque il Figlio di Dio, ovvero l’Ispirazione.

La Diànoia diventa Noûs.

A questo punto l’operatore ha finalmente conquistato l’Ipseità, ovvero quello stato in cui riconosce sé stesso in Dio. La propria forma umana, dunque non è più associata ad una personalità terrena che agisce secondo la falsa volontà generata dai complessi sociali ed ambientali, ma è ormai espressione di Dio in terra e quindi agisce secondo la Sua Santissima e Perfettissima Volontà. È ora che l’operatore finalmente diventa Rettificatore della Materia, poiché non è più egli che agisce, ma è Dio stesso che agisce attraverso la sua forma materiale.

È evidente che quanto esposto fin qui va contro le famose teorie del Corpo di Gloria che è possibile conquistare per poter vivere oltre la morte. Con questo non voglio escludere tali supposizioni, ma è abbastanza evidente che chi si pone alla conquista dell’immortalità, forse ha ben poco capito che il Corpo di Gloria con il quale risorge Cristo altro non è che la nuova “Personalità Ispirata” che annulla completamente la stessa volontà con la quale ci si prefigge di divenire immortali. Non è difatti l’immortalità che viene cercata dall’uomo di desiderio, ma l’eternità, concetto che abbiamo già trattato in precedenza sempre nel podcast.

Ultimo evento che vogliamo segnalare è che sarà Maria Maddalena a vedere il Cristo risorto e non poteva essere altrimenti, poiché questa è il simbolo della mente dell’uomo che prima era in preda alla compulsività e poi riesce, attraverso la concentrazione, a raggiungere la purezza. Infatti la Maddalena è definita prostituta e successivamente viene esorcizzata dal Cristo dai 7 demoni.

Ecco, dunque la semplicità espressa Secondo l’Ordine di Melkitzedek. L’uomo deve morire affinché possa vivere l’Uomo. Sull’altare delle offerte, non vengono posti animali o vegetali, ma l’operatore stesso che offre il suo corpo e la sua anima affinché venga compiuto il Volere di Dio. Con le stesse parole, San Paolo definiva sé stesso e proprio questi indicava la via che abbiamo tracciato in questo brevissimo articolo sulla Pasqua cristiana.

Da tutto questo si evince la magnificenza della simbologia del cristianesimo ed in particolare della chiesa romana, la quale nel tempo ha saputo rettificare la propria simbologia, prendendo spunto da un evento storico e dalla vita di un Maestro per portare la Verità al mondo già espressa simbolicamente in vie iniziatiche precedenti.

Io stesso che ho sempre puntato il dito verso la chiesa, non avevo mai guardato oltre la punta del mio naso; tutto è sotto i nostri occhi ed ovviamente anche le altre vie religiose ed iniziatiche indicano la strada, basta saperla cogliere con rispetto e soprattutto con quel senso del sacro che deve contraddistinguere il vero uomo di desiderio e le vere e riconosciute Organizzazioni Iniziatiche.

Una Santa Pasqua a tutti voi!

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