Introduzione

Secondo quanto riportato nella tradizione esoterica ebraica, ovvero la Cabala, la quale trova sua espressione nell’Albero Sephirotico, l’Anima dell’uomo è suddivisa in 3 parti:

Secondo quanto riportato nella tradizione esoterica ebraica
  1. Neschamah
  2. Ruach
  3. Nephesh

La prima di queste, ovvero Neschamah, si divide ulteriormente in:

  1. Yechidah
  2. Chiah
  3. Neschamah

portando quindi a 5 le parti componenti l’anima umana.

Ognuna di queste parti ha una peculiarità, in quanto rappresenta uno stato dell’essere che può raggiungere l’uomo e che, nello stesso tempo, lo caratterizza in ogni suo momento di vita.

Analizzeremo qui, molto sinteticamente, ogni componente.

Yechidah

Nell’Albero Sephirotico è associata a Kether e significa letteralmente “unità”.

È pertanto la parte più alta dell’anima umana la quale si identifica completamente con la divinità.

In altre tradizioni, come quella islamica, si fa riferimento all’ipseità, ovvero l’identificazione con sé stessi, ma nell’accezione spirituale del termine si trova ovviamente un legame con l’Essere Supremo con il quale non si è più separati, ma si è una cosa sola. Tale termine si lega profondamente con la tradizione della Golden Down, la quale pone alla Sephirah di Kether il grado di Ipsissimus, riconoscendo l’effettiva identità dell’Adepto con il Divino.

A tal proposito è opportuno fare riferimento al mistico iraniano Al Hallaj il quale, avendo raggiunto uno stato di ipseità, affermava “Ana al Haq”, ovvero “Io sono la Verità”. Questo ci riporta ovviamente a quanto detto da Yeheshuah nella tradizione cristiana. Al Hallaj è infatti riconosciuto come mistico sufi che trascende l’Islam, avvicinandosi a concetti prettamente cristiani, ma senza essere cristiano.

Chiah

Nell’Albero Sephirotico è associata a Chokmah e significa letteralmente “animale”, ma con riferimento più che altro al concetto di “anima vivente”.

È riferita alla Yod iniziale del Tetragrammaton e quindi con il “Padre”. È pertanto manifesta, ma non concepibile. Infatti, a questa componente dell’anima può essere associato lo stato in cui avviene la visione della Luce, essenza irrazionale e manifesta della Volontà divina.

Secondo alcune pratiche mistiche dell’islam iraniano, la visione della Luce avviene dopo vari stati, ovvero dopo il superamento dei sensi, delle emozioni e dei pensieri ed infine delle immagini interiori che caratterizzano l’inconscio collettivo di junghiana provenienza. Questa Luce, che viene vista interiormente attraverso dei bagliori di vari colori, è l’indice di elevazione spirituale dell’operatore.

Pertanto, dopo aver raggiunto uno stato che può benissimo corrispondere alla Sephirah Binah, dove l’uomo non è più soggetto ad un pensiero compulsivo e condizionato, ma si pone in uno stato contemplativo incondizionato, si perviene alla visione della Volontà di Dio, ovvero della Luce la quale è inconcepibile seppur manifesta.

Neschamah

Nell’Albero Sephirotico è associata a Binah e significa letteralmente “anima” o “spirito”.

Personalmente preferisco usare il secondo termine in quanto rappresentante della parte più alta dell’essere umano nella classica tripartizione “corpo, anima, spirito”.

Tuttavia, questa definizione è da considerare se Neschamah è considerata come componente più elevata dell’anima divisa in 3 parti. Se consideriamo invece Neschamah come una delle 5 componenti, allora è molto più vicina al concetto di “anima” in quanto, come già specificato precedentemente, essendo legata alla Sephirah Binah, in questa condizione l’uomo è contemplante, ma pur sempre raziocinante. Infatti, è proprio da Binah che, una volta contemplata la Luce, questa viene poi razionalizzata in ciò che diventa il Figlio, ovvero il “concetto razionale e condizionato” che nella cabala è definito Zer Anpin, il Microprosopos e che, come componente dell’anima è definito “Ruach”.

È riferita alla prima Heh del Tetragrammaton e quindi con la “Madre”.

Ruach

Nell’Albero Sephirotico è associato alle 6 Sephiroth inferiori Chesed, Geburah, Tiphareth, Netzach e Hod. Letteralmente viene tradotto come “spirito”, ma a mio parere è forse meglio che venga definito come “ispirazione”.

È riferita alla Vau del Tetragrammaton e quindi con il “Figlio”.

Essendo associato al concetto di Zer Anpin, come già citato precedentemente, l’ispirazione in tal senso è perfettamente riconducibile al fatto che il “concetto razionale e condizionato” è un pensiero razionale non proveniente però da una concatenazione di pensieri precedenti, ma proveniente da una inconcepibile derivazione la quale può essere percepita come negativa o positiva (la conoscenza del bene e del male). Negativa nel caso in cui questa provenienza è di derivazione umana o arcontica; positiva nel caso in cui la provenienza sia divina.

Nel caso di una situazione positiva, l’uomo che si pone nello stato di contemplazione incondizionata di Binah, riceve la visione della Luce, ovvero della Volontà Divina la quale viene razionalizzata in Binah, come se avvenisse un parto. Da questo parto nasce il Figlio, ovvero Zer Anpin, ovvero l’ispirazione divina, una serie di concetti che vengono chiamati Gnosi, intesa come un tipo di conoscenza non proveniente dai libri o dalla speculazione, ma da una indefinita realtà che trascende l’uomo, ovvero da Dio.

Nephesh

Nell’Albero Sephirotico è associata a Malkuth e letteralmente significa “soffio” anche se nelle traduzioni dei testi sacri viene sempre riportata come “anima”.

È fondamentalmente la parte più animale e istintiva dell’essere umano, nel senso che appartiene alla concezione della parte vitale dell’essere, quell’energia che permette all’essere di vivere.

Essendo il soffio legato alla respirazione, è evidente che il concetto è da riportare semplicemente alla Vita che anima l’essere così come rappresentato in alcuni geroglifici nei quali si vede la chiave Ankh proveniente dai raggi del sole che viene distribuita al creato.

È riferita alla He finale del Tetragrammaton e quindi con la “Figlia” o come la “Sposa” del Figlio.



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