N.B.: Per poter comprendere meglio i commenti, è necessario avere accanto una copia del Kybalion in quanto non ho voluto riportare gli assiomi per evitare di riempire pagine intere di cose già scritte altrove.

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Il-Kybalion

Il Principio del Ritmo

Considerando la Natura è inevitabile osservare che esiste un ritmo costante nel procedere delle cose. Essendo l’Ermetista uno studioso di sé stesso che utilizza l’analogia con la Natura, possiamo supporre che lo stesso ritmo si manifesti sull’uomo nelle sue componenti. Questo lo dice anche l’autore nel suo commento al Principio trattato.

Tuttavia, ritengo opportuno precisare la mia posizione in merito a quanto riportato per la possibilità di modificare le oscillazioni ritmiche degli stati d’animo. Infatti, ritengo assolutamente dannoso “rifiutare” un determinato stato d’animo, portandolo nell’inconscio. Questo è causa principale della depressione che si può tranquillamente constatare nella società odierna sia individualmente che a livello collettivo. Il rifiuto non è un annullamento, ma il portare ad un altro piano il problema, senza averlo risolto. Sul piano inconscio, tale problema si evolverà inevitabilmente in uno stato emozionale incontrollato con quasi certi sviluppi sul piano fisico attraverso le malattie.

Credo che quanto riportato sia di una gravità immensa!

L’unica neutralizzazione possibile di un qualcosa nello stato emozionale o mentale è, secondo il mio comunque modestissimo parere, l’osservazione e la vigilanza su quanto sta causando una determinata vibrazione. Tale osservazione è come un fuoco che scioglie ed evapora il problema, riuscendo quindi a portare l’uomo al suo superamento.

Praticamente in questi commenti dell’autore, si sta vendendo un dannosissimo pseudo-metodo di evoluzione.

Il ritmo deve essere accompagnato, accettato e, una volta conosciuto, osservato.

Tale osservazione servirà da riduttore della lunghezza d’onda del ritmo stesso, portando quiete nell’anima e quindi nel corpo dell’uomo. Dal punto di vista dello spirito, ritengo invece che questi sia un centro immobile non soggetto a questi principi.

Il Principio di Causa ed Effetto

Non posso che essere in accordo con quanto espresso relativamente a questo Principio e soprattutto nello specificare che il Maestro, essendo al di sopra dei condizionamenti, diventa egli stesso motore delle cause.

A tal proposito mi sorge la domanda: quale è la causa del pensiero?

Specifico che per “pensiero” intendo il processo logico che permette la concatenazione di ragionamenti. Anticamente espresso con il termine “dianoia”, questa è intesa come opposta al nous ovvero all’intuizione intellettuale. Questa opposizione è secondo me invece da intendere come l’uno causa dell’altro, ovvero come nous causa della dianoia. Pertanto, la causa del pensiero è l’intuizione.

Intuire però non è qualcosa per la quale l’uomo si trova in uno stato passivo, ma è una operazione diretta verso il proprio interno; infatti l’etimologia di intuire è “guardare dentro”. Nell’atto del guardare e quindi dell’osservazione interiore, è necessaria la presenza di qualcosa da osservare. Questo qualcosa è l’immagine o meglio il simbolo.

Pertanto, possiamo ben dire adesso che la causa del pensiero è l’immagine.

Ma una ulteriore domanda sorge a questo punto: quale è la causa dell’immagine?

La mia risposta, senza voler specificare cosa mi ha portato a darmela, è la Volontà.

Questa Volontà però può essere di diversa origine, tant’è che oggi sappiamo quasi perfettamente qual è il processo seguito dalla pubblicità per portare l’uomo a consumare un prodotto. Infatti, la pubblicità comunica attraverso simboli e questi, essendo di natura psichica, si interiorizzano nell’anima dell’uomo diventando origine di processi logici non controllati.

Ecco quindi spiegato perché il Maestro si pone al di sopra dei condizionamenti e diventa egli stesso motore delle cause. Infatti, conoscendo il principio qui trattato, attraverso delle tecniche di purificazione si pone oltre i condizionamenti e può osservare le immagini ed i simboli che vengono generati da una Volontà superiore, divina, alla quale si armonizza per diventare egli stesso parte della Volontà e quindi motore generante il pensiero e, di conseguenza, delle azioni.

Il Principio del Genere

Anche per questo Principio, l’autore si lascia andare troppo in considerazioni scientiste tranne che nell’affermare giustamente, a mio avviso, che tale principio ha la propria spiegazione nel fatto che la parola “genere” significhi l’atto del produrre. Tale atto può essere ritrovato su diversi piani, ma è indispensabile però comprendere che non è nell’esistenza di due poli o sessi che viene esplicato, ma nella presenza di un generante e di un generato che si manifesta attraverso una base. Non è pertanto sufficiente generalizzare questo principio nella sua presentazione di maschile/femminile.

Tutto è in continua generazione; ogni cosa generata diventa a sua volta generante. Il generante stesso è stato generato: Kether è la manifestazione dell’Immanifesto. Se per Kether intendiamo, attraverso l’immaginazione, il Padre, allora codesta rappresentazione è stata essa stessa generata da un Principio immanifesto, da un “Nulla Infinito”.

Ritenendo dunque che la principale caratteristica del Tutto è l’atto della generazione, riporto a quanto già scritto in merito al Principio della Vibrazione che, a questo punto, è l’effetto del Genere.

Il Genere Mentale

Ritengo che questo capitolo sia il più importante in quanto descrive lo stato di schiavitù dell’uomo medio e il come questi venga portato ad agire da una volontà che non è la propria.

Questa denuncia, però non porta nessuna liberazione, ma il semplice stato di riconoscere la propria condizione la quale, seppur ben descritta in questo trattato, non è mai ben compresa fin quando non si attua una disciplina meditatoria che ci permette di vivere e comprendere ciò di cui si è scritto fin qui.

A questo punto però sorge la domanda: come liberarsi? E dopo essersi liberati, come compiere la propria volontà?

Assiomi Ermetici

I Assioma

In merito all’utilizzo della conoscenza, è evidente che si sta parlando di una conoscenza prettamente scientifica; un qualcosa da poter esprimere con l’azione in questo mondo ed anche nel mondo interiore. Ritengo che la vera Conoscenza sia qualcosa che vada oltre al possibile utilizzo in quanto questa è fondamentalmente l’essere l’Essere, il centro del tutto. Considerando il centro come qualcosa di immobile attorno al quale tutto ruota, nel centro non ci può essere azione, ma immobilità. Ciò che è attivo è esterno al centro e quindi emanazione e proiezione dell’Essere. Noi, dunque, siamo e agiamo nella proiezione dell’Essere e la conoscenza che ci viene da questo stato è conoscenza della proiezione e non dell’Essere; pertanto non è Conoscenza intesa come Gnosi, ma conoscenza delle leggi che caratterizzano la proiezione.

II Assioma

In merito al cambiare lo stato emozionale e mentale mi sono già espresso prima. Qui ripeto che, per quanto possa sembrare interessante il riuscire a cambiare il proprio stato d’animo, tuttavia non è quest’azione che deve determinare il processo per il quale viene effettuata. L’emozione non deve essere cambiata, ma osservata. Nell’atto dell’osservazione questa cambia.

Non bisogna agire per reprimere uno stato d’animo perché ci fa male. È necessario vivere quella particolare vibrazione e osservarla per poterne essere pienamente a conoscenza. Il fatto che la vibrazione cambi quando si attua l’attenzione/osservazione è una conseguenza, ma non è il fine.

Attenzione quindi a dire che è possibile cambiare i propri stati d’animo, perché si rischia di passare alla repressione e quindi alla generazione di un’ombra interiore che si nutre delle emozioni che non accettiamo.

III Assioma

Quanto detto in merito alle emozioni, vale anche per le vibrazioni mentali.

Si, è possibile modificare, ma questo è una conseguenza dell’osservazione, non il fine. Bisogna accettare anche la sofferenza e ciò che ne è il principio. È chiaro che lo stato vibrazionale dei pensieri diventa anche insostenibile in determinate occasioni, ma è chiaro che per controllare tale vibrazione non basti il concentrarsi sul suo opposto. Accetta, prendi atto della cosa e osservala ed allora cambierà.

Sicuramente può essere utile e consolatorio il riuscire a concentrarsi in qualcosa che è diametralmente opposta come polarità a ciò che stiamo vivendo in quel momento; può esser anche un buon esercizio sulla propria volontà il cercare di pensare ad altro. Tuttavia, ritengo che nell’atto pratico sia più utile e anche facile attuare l’osservazione.

Riusciamo ad osservare ciò che pensiamo?

Nel momento nel quale ci distacchiamo dal pensiero, questo automaticamente cambia o svanisce. Provate!

IV Assioma

Sicuramente ogni cosa, come anche la mente, può essere cambiata di stato.

Resta tuttavia da capire con quale diritto noi possiamo cambiare qualcosa negli altri. Il dire che si può cambiare lo stato mentale degli altri, può portare l’operatore non sincero ad una vanagloria che lo sotterra negli abissi dell’ego. Si, sicuramente è possibile, ma la possibilità di compiere un atto del genere è una conseguenza del lavoro che viene attuato su sé stessi. Se prima non si è “perfetti” e quindi purificati, come possiamo noi donare il cambiamento e l’equilibrio a qualcosa che non siamo noi?

Sono del parere che ognuno di noi può dare agli altri ciò che già ha, ma se io non sono in equilibrio, sicuramente non posso donarlo agli altri.

V Assioma

Basta rileggere quanto scritto in merito al Principio del Ritmo per capire cosa penso su questo assioma.

VI Assioma

Assolutamente d’accordo con il commento dell’autore.

VII Assioma

Verum, sine mendacio certum et verissimum

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