Trattato aureo

Seconda sezione

Al punto 1, sono d’accordo con Regardie soprattutto in merito al discorso che la via suprema per poter proseguire nel lavoro divino è la meditazione. Questa però viene intesa dall’autore non come atto contemplativo, ma come lavoro razionale e scientifico. Ritengo tuttavia sia necessario porre l’attenzione su quanto espresso da Ermete quando dice che “colui che è razionale si chiude in sé stesso e non esce dall’ignoranza, supinamente, nel timore di rimanere deluso”. Tale citazione, che forse pone Ermete in contrapposizione a sé stesso, colloca l’attenzione sul fatto che forse non è la meditazione come atto razionale che è necessario perseguire, ma intesa come contemplazione del proprio essere, trattandosi quindi più di un atto intellettivo/interiore. Rimane comunque da constatare che, trattandosi di un testo alchemico, può esistere una contrapposizione elusiva voluta da Ermete per indicare l’esigenza di utilizzare le due facoltà di ragione ed intelletto nell’operazione, facendo capire che, dove finisce una inizia l’altra e tuttavia è necessario utilizzarle entrambe.

In merito al punto 2 sono assolutamente d’accordo sul fatto che la coscienza e quindi l’Uccello Volante, debba essere annegata, riportando l’attenzione sul fatto che sia necessario raggiungere uno stato relativo a Binah e quindi alle Acque del Mare. Tale operazione mi è stata indicata durante una delle mie meditazioni dove, in una visione, un uomo corrispondente all’immagine del Matto dei Tarocchi, invitandomi a seguirlo, immergeva la testa in una fontana dicendomi: IMUS AQUA. Bisogna in tal caso ricordare però che il mare è quella condizione relativa a Binah e quindi, come precedentemente espresso, non la visione dell’inconscio collettivo, ma la completa disintegrazione della personalità.

Il testo prosegue riportando un commento relativo al conflitto tra la coscienza che osserva e le immagini dell’inconscio, richiamando anche i tipi psicologici di Jung. Tuttavia, credo che ci sia da precisare che questo tipo di attività psichica sia relativa ad un livello più basso rispetto alla disgregazione della personalità e quindi all’immersione nel mare, perché si sta parlando di un livello relativo a Yesod e non più al mare, ma alla Luna.

È ovvio che questo conflitto che proviene dall’immersione della coscienza e dalla sua osservazione della Luna e quindi del proprio mondo interiore, dell’inconscio individuale e non collettivo, porta poi a dover accettare determinate realtà che prima magari si sconoscevano o addirittura conoscevano, ma tenute nascoste a sé stessi. L’accettazione di sé stessi è quindi il primo passo per poter proseguire il lavoro.

Arrivati a questo punto, una volta che la coscienza accetta questa realtà e quindi l’uomo accetta sé stesso, si diviene padroni di una forza che prima si sconosceva. Attraverso questa forza è possibile proseguire il nostro percorso.

Al punto 3, non sono d’accordo con Regardie perché continua a considerare l’inconscio come base di spiegazione dell’operazione.

Si parla del raggio e della sua ombra, un raggio che si contrae e che ha un ardente rossezza. Ritengo che si stia parlando della concentrazione del pensiero che ridiventa contemplativo e non condizionato dalla razionalità. Infatti, la corruzione dell’acqua che trattiene l’ardente rossezza è espressione di quanto relativo allo stato di Binah che accoglie Chokmah, ovvero la mente che accoglie la sapienza attraverso l’immagine della Divina Volontà emanata da Kether. Il fatto che Ermete indichi la necessità di prelevare questa rossezza tante volte ci porta nuovamente al “Comprendi con Sapienza, sii Sapiente con Comprensione” del Sepher Yetzirah citato precedentemente.

Al punto 11 e 12 non sono d’accordo con Regardie in quanto ritengo che si stia parlando solo ed esclusivamente di una comparazione con l’Albero della Vita e non di Animus ed Anima.

Relativamente al maschile che è il cielo del femminile ritengo che si stia trattando dei 3 Superni che stanno nell’alto dei cieli rispetto al femminile che è tutto il resto in quanto le Sephiroth inferiori sono femminili rispetto alle superiori.

Il femminile è la terra del maschile nel senso che Malkuth è femminile rispetto a Zer Anpin e quindi alle sei Sephiroth superiori.

Al punto 13 si parla del Drago che abita nei tre elementi:

  • l’acqua, ovvero lo stato di Binah, quindi il pensiero logico incondizionato
  • la tintura oleosa, ovvero Zer Anpin, il Microprosopos
  • le feci o terra, ovvero Malkuth

Sono d’accordo con Regardie quando scrive che “il Drago coincide con la proiezione dell’energia psichica, temuta perché indomata e dei suoi contenuti”. Tuttavia, questo non significa che si stia parlando degli istinti e della libido selvaggia.

Il Drago è invece, secondo me, semplicemente il simbolo delle trentadue vie dell’Albero della Vita. Questo lo possiamo ritrovare nel commento della Atwood che lo stesso Regardie riporta, dove si dice in rappresentazione del Drago che è “lo spirito volitivo disceso nella natura dalla caduta nella generazione”. Regardie traduce questa citazione riconoscendo nel Drago la “vita istintuale separata dalle facoltà più elevate ed intellettive”. Personalmente non capisco quale associazione di idee lo abbia portato ad affermare ciò, quanto invece è a me molto chiaro ed evidente che si stia parlando della discesa della Volontà divina nella Materia. Per cui, il Drago non è da associare a qualcosa di negativo. Certo è che, se noi continuiamo a rifiutare di vedere ed accettare la Volontà divina che si esprime attraverso le immagini, sicuramente il Drago può rappresentare qualcosa di negativo alla personalità umana, tant’è che Vaughan fa dire al Drago nel suo Coelum Terrae che “se non mi conoscerai bene il mio fuoco distruggerà i tuoi cinque sensi”. Questo è un atto di purificazione che supera la volontà umana dell’ego e pertanto è visto come evento negativo senza rendersi conto che è comunque necessario “distruggere i cinque sensi” per poter procedere nel percorso che porta al Regno dei Cieli.

Sempre nel Coelum Terrae, il Drago afferma che egli è “in discesa verso la terra e in ascesa verso i cieli”, avvalorando quindi la tesi secondo la quale egli è simbolo delle 32 vie dell’Albero della Vita prima citato.

Regardie continua parlando dell’oscurità come se fosse un elemento esclusivamente negativo. Tuttavia, quando Ermete afferma che “per mezzo di essa egli [il Drago] ascende nell’aria” è, secondo me, un chiaro riferimento al fatto che l’oscurità, presente nei tre elementi, è uno stato che separa l’aria dal resto e pertanto una indicazione all’Abisso che separa i tre Superni dal Microprosopos ed alla sua Sposa. Ovviamente, sempre considerando il punto di vista della personalità umana, può essere percepito come elemento negativo in quanto oltre l’Abisso si perde completamente il senso dell’individualità per arrivare a qualcosa che non è spiegabile in quanto irrazionale.

Interessante quando Regardie afferma, riferendosi al testo del Vaughan, che “è necessario dissolvere l’intera natura emozionale e mentale e rimuovere il vapore sospeso dall’acqua, ossia dal Mercurio Filosofico”; quindi essere esenti da emozioni e pensieri affinché la mente che contempla, che è l’Intelligenza interiore Binah, possa percepire la vita e le immagini relative alla Volontà divina, ovvero uno stato di Chokmah, in modo limpido e corretto.

Il “togli il vapore dall’acqua e l’oscurità dalla tintura oleosa e la morte dalle feci” è una chiara indicazione della necessità di purificare i tre stati dell’essere umano affinché questi possa risalire, come il Drago, verso il Regno di Dio.

Al punto 17 mi piace quanto riportato da Regardie:

Qui Ermete spiega come la Pietra – la mente integra e purificata che funziona perfettamente e senza ostacoli nel nuovo veicolo eterico (che sarebbe l’Uovo Filosofale ndr) – sia composta di vari elementi”. Quindi la Pietra, la Materia Prima ovvero la Mente è composta da vari elementi “i quali devono essere divisi e scomposti nelle loro parti, poiché al loro stato naturale sono composti tutt’altro che semplici”.

È quindi necessario riformulare la programmazione della propria personalità, disgregando quest’ultima ed arrivando a percepire così, in uno stato puro della mente relazionabile alla Sephirah Binah, ciò che è la Volontà di Dio attraverso le immagini di Chokmah e quindi, attraverso questa Conoscenza, riformulare la Pietra (la Mente) in una Pietra Filosofale.

Ricordo a proposito quanto proposto dalla Blavatsky in merito al termine Pietra, derivato dalla radice sanscrita PTR che significa “Interprete”. Pertanto, la Pietra Filosofale è un termine per definire l’interpretazione della Volontà Divina; la Mente dell’Uomo è testimone della Volontà di Dio, suo rappresentante nella materialità.

Commento (seconda parte)

Sembra che Regardie comprenda il fatto che si stia parlando di un qualcosa relativo alla concentrazione ed alla meditazione.

In merito a ciò, ritengo che bisogna incatenare con il Fuoco, come riporta lo stesso Regardie citando nuovamente il Vaughan, i pensieri. Questo Fuoco, che è l’attenzione e la vigilanza, in un primo momento rivela e “crocifigge” (termine questo abbastanza indicativo per significare la fissazione) i pensieri i quali, attraverso un’attenta analisi, vedremo che derivano da un campo a noi ignoto, sconosciuto. Non bisogna dare loro scampo, nel senso che bisogna osservarli ed incatenarli in modo tale da accorgersi cosa essi siano e del fatto che la loro provenienza a noi è ignota.

Attraverso questo assedio alla mente, Ermete dice appunto che “attraverso questa operazione, parti della nostra essenza vengono riscoperte” e quindi vengono messe a galla.


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