Oggi si tenta facilmente di descrivere il destino come qualcosa di incontrollabile o simile al fato. A mio avviso, nulla di più sbagliato.

Il fato è ovviamente qualcosa di causale che può accaderci, ma il destino è altra cosa.

Lo sapevano bene i nostri avi che anzi ponevano l’accento sulle differenze tra fato e destino.

Ad esempio per i greci il fato era un evento o qualcosa che accadeva per volontà degli dei, doveva accadere, punto. Gli uomini o la società non avevano scelta sulla possibilità di cambiare gli eventi.

Il destino è ben altra cosa, dicevo. Il destino la potrei definire come il punto di arrivo di nostre scelte, tantissime nostre scelte. Alcune importanti, altre meno. Ma la differenza con il fato sta proprio nella libertà che l’individuo ha nel prendere le decisioni che faranno arrivare a quel punto.

Certo è vero che non dipende tutto dalle scelte dell’individuo, ma esso ha una parte determinante.

Poniamola così, vi chiedo di fare uno sforzo mentale ed immaginare quello che sto per dirvi.

Immaginate un individuo all’ingresso di una strada a cui poi seguono tantissime diramazioni.

Queste strade, se intraprese, potrebbero portare a vari punti di arrivo auspicati dall’individuo. Aggiungiamo che gli ingressi di queste strade a volte potrebbero essere sbarrati, a volte di difficile accesso, altre volte nascosti.

Altra variabile da aggiungere, e secondo me fondamentale, è che l’individuo non ha la certezza che effettivamente quella strada porterà a quel punto di arrivo, ossia sa che se prende una strada piuttosto che un’altra avrà più possibilità di arrivare a quella meta, ma non ha all’inizio la certezza di arrivarci.

Per renderla con cose profane questi punti di arrivo potrebbero essere lavoro, famiglia, ma anche bravura negli hobby ecc… tra queste mura invece, i punti di arrivo lo sappiamo quali potrebbero essere.

Capite bene che un elemento determinante per arrivare al punto finale è la volontà e la determinazione che ognuno di noi ha di percorrere determinate strade rispetto a delle altre. Come stiamo vedendo, tutto quello di cui abbiamo trattato in questi mesi si ricollega: la volontà, la libertà della scelta dell’individuo.

Ora però, se lasciassimo tutto così, non possiamo arrivare al vero significato di destino, almeno per me.

Affermare che tutto dipenda dalle nostre scelte, è certamente giusto per un verso, ma sicuramente non esaustivo.

Scegliere una strada piuttosto che un’altra dipende da noi ed è vero, ma il fatto di scegliere una rispetto all’altra, dipende anche dal nostro stato interiore, da come cerchiamo di affrontare le cose, dal farci guidare da una forza superiore.

So che sto complicando un po’ il discorso. Ho detto che le strade non sono sempre libere, addirittura potrebbero essere nascoste o ancora potrebbero far intravedere l’arrivo proprio dietro l’accesso di quella strada, ma noi non possiamo intraprenderla per vari motivi.

Cercherò di spiegare meglio cosa voglio dire.

Spinoza affermava che

“ogni cosa esiste per una ragione superiore e la libertà delle persone sta nell’affrontare le cose con la certezza che tutto ciò che accade, accade per un motivo, anche se al momento non lo si capisce”.

Bene, il fatto che io debba allungare il mio percorso per arrivare ad una meta, non è necessariamente un male. Se mi pongo nella condizione mentale che quella deviazione non è un elemento strettamente negativo, anche se al momento dell’incontro della difficoltà possa sembrarlo, posso trarre da “quell’imprevisto”, cose inaspettate. Potrei trovare, da quella deviazione forzata, più avanti magari una traversina che mi dona altre cose che altrimenti non avrei potuto mai incontrare.

Faccio un esempio, non scendendo nel dettaglio.

L’amicizia che mi lega ad un Fratello, che lo porta oggi ad essere uno dei miei migliori amici, nasce da evento molto negativo. E se in quel momento non capivo il perché di determinati eventi, posso affermare che se non ci fosse stata “quella deviazione forzata”, oggi sicuramente non avrei sviluppato determinate cose di me stesso, oltre al fatto dell’incontro con quel Fratello. Avrei potuto affrontare in tanti modi quella situazione, e non so se l’ho affrontata nel migliore dei modi possibili, ma sono certo che avrei potuto sicuramente affrontarla in modi molto meno apprezzabili, che sicuramente non mi avrebbero portato ad una crescita di me stesso, ma tutt’al più al contrario.

Da un po’ di tempo, quando mi capita qualcosa che secondo me è apparentemente ingiusto, mi chiedo sempre se da questa cosa possa trarne qualcosa per la mia crescita. Generalmente, a distanza di tempo, quando faccio un punto della situazione, mi ritrovo sempre a dare ragione al “destino”, o per me, strettamente a Dio e non posso far altro che ringraziarlo.

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