Siamo liberi di scegliere o tutti gli eventi sono preordinati, predeterminati e predestinati?

L’espressione libero arbitrio generalmente è riferita alla libertà dell’uomo i cui pensieri, parole, opere ed omissioni siano riconducibili ad una scelta libera e volontaria della persona, senza condizionamenti o influenze esterne provenienti da forze naturali e/o soprannaturali.

L’opposto del libero arbitrio è la Predestinazione, il Fato o Destino.

Nelle mitologie erano gli dei a decidere il futuro dei mortali e tutti gli eventi venivano gestiti sin nei minimi particolari da entità sovrannaturali minori quali le Parche, le Fate, le Moire o le Norne norrene; dee che determinavano il destino dell’uomo dalla sua nascita fino alla morte. In arte ed in poesia erano raffigurate come vecchie tessitrici scorbutiche o come oscure fanciulle. Nei miti greci e romani erano tre: Clòto la tessitrice,  Làchesi che svolgeva il filo del destino umano e Àtropo che lo recideva.

Il Fato era concepito, quindi, come volere arbitrario divino monoteistico o panteistico. Il concetto di base era che vi fosse un’entità superiore a predeterminare, per decreto irreversibile e scopo immodificabile, tutti gli eventi (passato, presente e futuro) dell’Universo, dal più grande al più piccolo. Tutto era quindi causato dalla volontà di Dio o degli dei.

Ammettere, però, che tutto dipenda da una o più divinità onnipotenti ed omniscienti, contraddice la teoria della predestinazione. Se, infatti, Dio è omnisciente allora conosce in modo assoluto tutte le cose, presenti, passate e future il che significa che tutto quanto previsto dalla sua “Mente” dovrebbe avvenire senza eccezione e senza margine di errore. Ma se conosce tutti gli eventi, anche quelli futuri, nemmeno la sua onnipotenza potrebbe cambiarli. La questione così posta è inconciliabile. O la divinità è assoluta o non lo è. Se ritenessimo che la divinità sia omnisciente dovremmo andare oltre per trovare il vero Assoluto (ossia chi determina le leggi); se invece la ritenessimo onnipotente (e di conseguenza avrebbe creato tutte le leggi universali perché nessun altro avrebbe potuto farlo al posto suo) non potrebbe al contempo essere omnisciente e conoscere un futuro immodificabile.

Il tentativo di trovare risposta certa al quesito posto nell’incipit di questa tavola è destinato a fallire.

Sul comodino del mio letto tengo due oggetti: carta e penna per annotare i miei sogni ed il Salterio.

Nel primo Salmo titolato “De duabus hominum viis” (le due vie e i due destini) si legge:

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; 2 ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. 3 Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. 4 Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde; 5 perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell’assemblea dei giusti. 6 Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina.

Poco dopo, nel successivo salmo 39 di ringraziamento e supplica v’è scritto:

[…] Nel rotolo del libro di me è scritto che devo compiere la tua volontà. Mio Dio lo voglio: la tua legge è nel profondo delle mie viscere.

E’ evidente l’inconciliabilità dei due passi citati: mentre l’uno pone l’uomo di fronte ad una scelta, l’altro impone (non a caso infatti è usato il termine “devo”) il compimento della “TUA volontà”.

Ciò nonostante, penso che la coniuctio oppositorum sia possibile, a condizione che si assuma che tutto sia governato da un Potere Supremo Assoluto, causa e ragione del/i Cosmo/i e di tutte le manifestazioni ivi contenute che – nel nostro Cosmo – comunemente chiamiamo Universo.

Questo Principio Assoluto sarebbe la causa che spinge il Cosmo ad emergere dal caos, l’Essere universale a procedere dal Non – Essere, il manifesto dall’immanifesto, il Tutto a materializzarsi dal Nulla assoluto. Di talché, quando la “Mente cosmica” conosce una cosa o un evento lo conosce secondo questa Legge assoluta, la conoscenza e la manifestazione sono simultanee. Nella Mente cosmica sapere e manifestare si immedesimano, diventando la stessa cosa. Il Cosmo è l’unico Essere che esiste e può sapere cosa avviene al suo interno. Al di fuori di Sè non vi è altro che la Legge Universale posta al di sopra di ogni sapere ed azione. In tal senso, quindi, il caso non esiste, in quanto il Cosmo procede per ordine e sequenza dalla Legge e secondo la Legge. Il Cosmo per sua stessa natura è ordine, perché se non è Kosmos non può che essere caos. La stessa scienza ci ha già mostrato che ogni parte dell’Universo, dalla molecola più piccola alla più grande, sono inscindibilmente legate e tenute insieme le une alla altre dalla Legge. Niente è autonomo ed isolato al punto che, se anche un solo atomo se ne affrancasse tutto sprofonderebbe nel caos. Alla luce di tale ragionamento le leggi cosmiche non sarebbero state prodotte da un Essere autoritario, ma farebbero parte del Cosmo stesso ed emanerebbero dal potere riflesso della Legge primaria con la conseguenza che ogni evento procederebbe per ordine e sequenza secondo la legge della continuità in un flusso e processione continua che ha un precedente ed un successivo. Ciò comporta, però, che tutto ha un inizio ed una fine. Così come questo specifico Cosmo è emerso dall’infinità del Nulla, parimenti avrà una fine, dissolvendosi di nuovo nel Nulla per dar vita forse ad un altro Cosmo o ad altri “Ordini”, di talché solo la Legge sarebbe e resterebbe eterna ed immutabile.

Arrivo, quindi, al libero arbitrio!

La domanda è: la Legge opera su ogni cosa, ossia non soltanto sulla materia ma anche sulla mente dell’uomo? Se così fosse, ammettere che l’intento sia generato da una causa negherebbe in apparenza il libero arbitrio. Ma non penso sia effettivamente così! Sul piano personale, infatti, l’uomo agisce e sceglie conformemente ed in accordo alla natura del proprio carattere personale (unico per ciascuno) rappresentato da sentimenti, ambizioni, abitudini, inclinazioni, ricordi, capacità fisiche e psichiche consce e subconsce, determinate dal patrimonio genetico del singolo essere umano, dall’ambiente e dall’esperienza consistente in una serie di stati mentali, la cui forza motrice è il desiderio.

Agiamo e decidiamo, quindi, in ragione della nostra individuale personalità che è in continuo divenire. Ed ognuno di noi penserà, deciderà, sceglierà, ed agirà in virtù di ciò che è in quel particolare istante della sua esistenza e di ciò che trova più desiderabile ed appagante in quel preciso momento. La volontà in sé considerata è libera, ma la scelta è condizionata da ciò che in quel momento si desidera, in ragione del proprio carattere e della singola personalità. Cosicché, nella scelta, a prevalere sarà il desiderio più forte o la soddisfazione più potente che, potrebbe essere anche quella di non scegliere (ossia la paura).

Pertanto, è la natura individuale di ognuno di noi a determinare i nostri desideri, le nostre scelte e le nostre azioni. Ciò nonostante ognuno di noi può cambiare la propria natura se lo desidera.

Non dimentico, certamente, che si desidera ciò che si conosce. Un prigioniero, infatti, può desiderare la libertà soltanto dopo aver compreso di trovarsi in una condizione di schiavitù; solo allora potrà decidere di affrancarsi da tale condizione, purché il suo desiderio positivo sia più forte della paura (desiderio negativo). È emblematico, in tal senso, il noto mito della caverna di Platone; ma chi può dire che la conoscenza della “nuova” realtà (tridimensionale) dell’uomo esaurisca l’effettiva realtà? L’uomo del mito, scoprendo il tridimensionale, avrebbe certamente un range di scelte più ampie di chi conosce soltanto una realtà bidimensionale, ma – gioco forza – se vi fossero altre dimensioni, la scelta resterebbe pur sempre limitata: si passerebbe soltanto da una prigione più piccola ad una più grande. E poco importa quanto sia grande, sempre prigione è!

Restando fermi sul piano del desiderio, il libero arbitrio resta inevitabilmente sottomesso al principio di relatività. 

Ma al di sopra della personalità e del desiderio opera la volontà. Desiderio e volontà sono due facce della stessa medaglia, due estremi armonizzati dalla ragione. Pur non essendo possibile determinare con precisione quando il desiderio si tramuti in azione e quindi quando si passi dal piano del desiderio a quello della volontà, sta di fatto che, ad un certo punto, i due poli si fondono: la molla del desiderio, infatti, viene rilasciata dalla volontà e l’energia del desiderio si tramuta in energia della volontà che, a sua volta si esprime in energia mentale. Così, quando l’uomo si sposta sul piano della volontà, pur rimanendo soggetto alla Legge Universale, può imparare ad usarla e non subirla passivamente, agendo sulle altre leggi che sono diretta promanazione di questa e che regolano tutto ciò che è manifesto in questo Kosmos, ossia la legge dell’armonia, dell’analogia, della sequenza, del ritmo, dell’equilibrio, della ciclicità e degli opposti.

Penso che sia questo il compito più arduo affidato ad un vero iniziato, ossia quello di liberarsi dalle catene spazio-temporali ed elevarsi al piano della volontà, assumendo il controllo delle leggi inferiori e passando da un polo negativo passivo (desidero di volere) ad un polo positivo attivo (imparo a voler volere) creando autonomamente i propri desideri.      

One Reply to “Il Libero Arbitrio”

  1. Caro fratello, pur riconoscendo l eleganza della tua disquisizione, non posso non rilevare l ‘ennesimo tentativo di spiegare, con categorie umane, Dio e quello che definiamo, la Sua opera. Pertanto, delle due una, o cadiamo nella trappola di considerare Dio secondo il nostro punto di vista, umano, oppure, riconosciamo semplicemente che Dio è Dio, punto. Detto ciò diviene facile sgombrare il campo da qualsivoglia tentativo di spiegarne l essenza e la sua opera, per lasciarsi andare al mistero della Sua creatività e della sua immensa Libertà. Ergo il libero arbitrio dell uomo, a mio modesto avviso, diviene, espressione partecipe del Libero Arbitrio Assoluto. Non sta a noi descrivere o catalogare Dio. Altrimenti, che senso avrebbe Dio. Viceversa, La scelta libera, scevra da ogni concezione o categorizzazione, per natura ci porta a Ciò che per noi è l’Inesprimibile. Può la creatura, farsi creatore?

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