Non esiste! E, se esistesse, in questo momento non lo capiremmo, non ce ne renderemmo conto.

La Felicità è uno stato dell’essere che non è mai manifesto, non è mai qualcosa da potere essere affrontata al presente o, comunque, nella contemporaneità.

Non è certo un caso che quando pensiamo a momenti felici utilizziamo sempre il tempo passato: “sono stato felice quel giorno…”, “…è stato un momento felice”, “il momento più felice della mia vita è stato quando…”.

Allora, profanamente parlando, la felicità non sarebbe più uno stato dell’essere, ma uno stato dell’essere stato.

È terrificante questa consapevolezza ed è soprattutto terribile non sapere riconoscere la Felicità quando ci accarezza, quando la stiamo vivendo anche e solo per un istante. E allora la considerazione che faccio ogni qualvolta penso alla felicità è che tutto ciò che si può solo coniugare al passato è storia e tutto ciò che è storia a noi non interessa, almeno non in questo momento. Qui ed ora la storia non serve!

Se la Vigilanza, che è tra le prime indicazioni che noi “uomini di desiderio” riceviamo nel nostro percorso esoterico ed iniziatico, non è in grado di differenziare la Felicità tanto da farla divenire solo “storia”, allora qualcosa non sta funzionando, il nostro desiderio è opaco.

Nel buio del Gabinetto di Riflessione, tra le ombre della morte che avvolgono l’uomo che cerca sé stesso, appare un gallo che è proprio il simbolo di questa Vigilanza. Da questo simbolo bisogna “iniziare”.

Vigilanza nell’osservare e nell’osservarsi, nel comprendere la causa di una emozione e lo “stato” nel quale essa ci conduce in maniera inesorabile.

Ma come fare, tra tutti gli stati dell’essere, a non farsi sfuggire la Felicità?

La felicità non è una meta, non è un obiettivo da raggiungere, non è il punto di partenza e non è nemmeno il punto di arrivo. È quel percorso interno, nascosto, operativo che conduce l’uomo da uno stato all’altro, da un estremo al suo opposto. È l’ecosistema nel quale coloro che si immergono non hanno consapevolezza dei meccanismi che lo regolano. Nessuno di noi percepisce il moto della Terra per il semplice fatto che siamo parte di questo sistema complesso. Ci muoviamo, ma abbiamo la reale sensazione di essere fermi.

La Felicità funziona esattamente così: se la stai vivendo non puoi accorgertene. È come osservare giornalmente i propri familiari, le persone care ed esserne così tanto impregnati e abituati a vederli da non notare le rughe che arrivano, l’età che avanza, il corpo che muta. Una sorta di incoscienza che svanisce nel momento in cui, scorgendo quegli stessi familiari su vecchie fotografie di famiglia, ci si rende conto dell’inganno del presente e non si può fare a meno di scoprire come il tempo abbia nascosto tutto mutando i nostri cari nel corpo, nei tratti, nelle espressioni e nel carattere.  

La Felicità, se ci tocca, ci avvolge così bene da fondersi con il tutto e rendersi invisibile. Sceglie di essere un ricordo questa Felicità. Allora tu non potrai decidere di essere felice perché non lo sapresti distinguere uno stato felice da uno triste, ciò che puoi fare invece è lavorare, qui ed ora, per far sì che domani possa parlare di oggi come di un momento veramente felice.

Abbiamo bisogno di un “lavoro” che prepari il corpo e il cuore affinché questi si sintonizzino con questa realtà che c’è ma che non si vede. Un lavoro che conduca dapprima in uno stato di serenità interiore nel quel niente turbi e nulla condizioni, un esercizio costante che consenta di allontanare i “metalli”, le scorie che sono prodotto di un Ego sempre più dominante.

Bisogna allora allontanarsi dalla “fonte” che distrae per centrare e centrarsi sempre con ciò che ci dà pace.

La Felicità si prepara dunque, non arriva da sola, non bacia come la fortuna, non si rincorre perché Lei è già arrivata. È una tavola imbandita con precisione, ove tutto è perfettamente ordinato e funzionale, dove il caos fa spazio all’ordine e dove la giusta dose di ogni elemento contribuisce all’ottimo risultato. È la mensa eucaristica nella quale l’estasi (la vera Felicità) non può compiersi senza il sacrificio del corpo e del sangue. Senza alcun sacrificio tutto è effimero e provvisorio, lo spazio non basta, la tavola è in disordine e il cibo, pur se buono, non sazia. Noi siamo gli ospiti di questa mensa.

Spero col cuore che il lavoro intrapreso con questa rinnovata consapevolezza, possa fornire quanto serve per permetterci di dire un giorno di avere vissuto la Felicità, di averla gustata e, soprattutto, di averla condivisa.

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