di Gregorio Amigdala

Eccoti, Madre mia!
Nera, ma bellissima
d’avanti a me, che sono niente.
Eccoti, Madre mia!
Stuprata da sorrisi sciocchi
di piccoli mercanti
che sfruttano la tua bellezza
per esaltare se stessi
di fronte ad uno specchio.

Eppure, tu sei ancora Vergine.

Perdonami, o Madre!
Non riuscirò mai
a scacciare i mercanti,
non sarò io a fare nuove tutte le cose
perché cosa sono io
se non sabbia del deserto?

Ti ho desiderata così tanto,
ho compreso la tua bellezza
senza toglierne il velo
ed ora eccomi, Madre,
mentre ti chiedo ancora
di accompagnarmi nell’oscurità
e mostrarmi la strada
per trovare la Luce.

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