Immaginiamo di avere ricevuto un dono. Non un semplicissimo regalo, ma qualcosa di così raro, antico e prezioso da farci tremare i polsi al solo pensiero di doverlo mostrare ad altre persone.

É comprensibile che, avendo ricevuto un tesoro così luminoso, la prima reazione istintiva è quella di tenerlo stretto, lontano da occhi indiscreti, protetto come se fosse la nostra stessa vita. Eppure, fermandoci a riflettre qualche attimo, subito sorge una domanda che scuote la nostra stessa anima: ha davvero senso custodire qualcosa di così straordinario senza condividerlo?

Dal mio modesto punto di vista, la risposta non può che essere no. Non possiamo, non ne abbiamo il diritto.
Ognuno di noi, per chissà quale arcano volere, il giorno della sua iniziazione ha ricevuto questo dono e lo ha ricevuto da qualcuno che a sua volta lo aveva ricevuto da qualcun altro e cosi via indietro nel tempo, per decenni, per secoli, forse per millenni. Un passaggio di testimone che affonda le proprie origini nella notte dei tempi e che noi chiamiamo trasmissione iniziatica.

Dopo anni di Massoneria, poche sono le cose che possiamo ritenere assolutamente certe, una di queste è che la luce non può essere incatenata. Essa è come un fiore! Se rimane celato, rischia di appassire, di diventare un peso anziché un’ispirazione, ma se viene condiviso, può germogliare e moltiplicarsi, diventando così un faro per tutti quegli uomini di desiderio la cui coscienza è in attesa di aprire quella porta.

Possiamo notare che trasmissione ha quasi la stessa radice etimologica di Tradizione, altro termine caro a noi tutti, svelando così un profondo legame tra i due concetti. Trasmissione e tradizione vivono le une nelle altre, come una catena di maglie che uniscono il passato con il futuro e che attraverso l’Iniziazione si perpetua nel tempo, da iniziato ad iniziato, da Fratello a Fratello.

La continuità della Conoscenza, che appunto viene assicurata dal processo Iniziatico, è un obbligo, un imperativo per chi è stato iniziato ed ha realizzato sé stesso. Come il messaggero ha il dovere di consegnare al destinatario la missiva, ognuno di noi ha l’obbligo di condividere, con chi ne sarà degno, tutto ciò che è stato sperimentato, affinché la catena non si spezzi.

Il dovere della continuità è un atto di puro e illimitato Amore, che svela la natura del dono ricevuto e cioè quella di un tesoro da custodire più che da possedere, ma è anche una sfida al nostro Ego. Una battaglia continua contro tutti quei metalli che tengono prigioniera la nostra anima.

Tuttavia, condividere non significa svuotare di valore ciò che si è appreso, né disperdere la sua essenza in modo superficiale. La vera condivisione è un atto Sacro, che richiede discernimento. Bisogna scegliere con cura a chi affidare il dono, riconoscere chi ha occhi per vedere ed orecchie per sentir e soprattutto un cuore per comprendere. Donare la propria luce significa rischiare di perderla, ma anche di vederla riflessa e amplificata
nel cuore del Fratello che ci sta davanti.

L’acquisire consapevolezza sull’importanza del trasmette ciò che ci è stato affidato, spalanca le porte ad altre due considerazioni di merito e cioè sul valore che diamo a ciò che stiamo trasmettendo e soprattutto come lo stiamo trasmettendo.

Stiamo dando il giusto valore a ciò che ci è stato affidato?
Il modo in cui stiamo operando, è il migliore possibile affinché questa catena continui a perpetuarsi nel tempo?

Riflettiamo attentamente su questo!

Dove c’è valore, c’è cura. Se desideri, puoi offrirne un frammento: aiuta questo spazio a crescere.


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