
Al centro della carta dell’Imperatrice, sul suo grembo e nella sua mano sinistra, spicca l’Ankh: la croce ansata egizia, eterno e antichissimo simbolo della Vita.
Tutto in questa carta parla di Vita, di fecondità e armonia, di creazione e sviluppo: concetti questi appartenenti alla sfera planetaria di Venere, il cui simbolo è identico all’Ankh.
L’Ankh è una stilizzazione del sole nascente all’orizzonte, l’inizio della vita e la sua infinita rigenerazione e nonostante il sole abbia una connotazione maschile, in questo caso la croce ansata è un simbolo dalla doppia polarità: l’unione della madre-terra col padre-sole in un trionfale figlio supremo, la creazione.
Lo stesso tema è richiamato dallo scettro che l’Imperatrice regge nella mano destra, cioè uno stelo sul quale poggia una sfera solida, simbolo dell’unione del maschile e del femminile, o meglio, dell’attivo e del ricettivo.
In alto, vicino all’Imperatrice, svolazza una colomba dorata, emblema della presenza divina nel suo aspetto femminile, la Shekinah della tradizione ebraica. Questo simbolo è prettamente “materno” è infonde una qualità amorevole alla creazione, figlia dei due opposti: l’universo non è un risultato arido e meccanico, perché ha in sé il seme dell’armonia e dell’Amore che tutto muove e tutto unifica.
Il sentiero dell’Albero della Vita che corrisponde all’Imperatrice è quello che collega le due sfere successive alla prima (Kether, Corona), cioè Chokmah (Saggezza) e Binah (Comprensione), le due prime e supreme polarità universali, di cui tutte le altre sono una derivazione e un riflesso.
Questo collegamento oltre ad essere un’armonia che intercorre tra i due poli ne è anche il risultato e l’Imperatrice, che lo incarna, è la porta da attraversare e con cui fondersi per andare oltre le cose e arrivare all’Uno, che nella carta è rappresentato dalla luce brillante dietro la donna.
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