Qui siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro. Parliamo di un dipinto di Raffaello, pittore e architetto.

Il tema della Madonna col bambino sta al centro della produzione e delle ricerche compositive di Raffaello: La Madonna Sistina, dipinta per la chiesa di S. Sisto a Piacenza.

Due tende si aprono e la Vergine appare reggendo il bambino sulle nubi luminose, in atto di avanzare con lievità miracolosa; il drappo che le scende dal capo si gonfia come una vela e fa da contrappeso alla florida immagine del bambino.

Dalla figura ispirata del pontefice, salgono verso di lei sguardi adoranti che dopo averla tutta avvolta, ridiscendono carichi dell’immagine divina attraverso lo sguardo abbassato della Santa Barbara inginocchiata.

È una grande idea, sovranamente realizzata da Raffaello, di umanizzare così pienamente e serenamente le immagini divine. Farla venire avanti verso gli uomini, eppure sollevarla in una sfera così alta per virtù di luce, bellezza e dai sentimenti di adorazione estetica, anelito supremo che verso di loro innalzano i fedeli.

Raffaello creava, per virtù d’immagine, un prodigioso strumento “De Propaganda Fide” (Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli).

Lo ritengo un capolavoro perché qui l’arte diviene il mezzo necessario per raccontare quel tempo intramezzo tra la vita terrena e la vita eterna.

L’asserzione del dipinto ci fa riflettere in quanto il processo mentale segue la ragione. Lo sguardo di Maria va oltre la ragione, al di la del messaggio teologico ha in sé celato un messaggio ultraterreno, simbolo di rivelazione.

La Madonna si rivela al mondo in tutta la sua bellezza, in tutta la sua sicurezza e soprattutto mostra la certezza di “trascendere”.

Tutto è simbolico, dai colori della struttura stessa della composizione in quanto il dipinto segue uno schema ben preciso, indicando così armonia e proporzioni. Seguendo le linee del panneggio, si delinea una figura che è il p greco, simbolo reale, irrazionale e trascendente. Ciò che vediamo di reale, ovvero il corpo di Maria, trascende il tutto. Questo significa che solo Maria può essere rivelatrice in quanto Vergine e pura, come deve essere l’animo umano. Maria si trova posizionata sopra le nuvole che stanno ad indicare i condizionamenti.

La scena si svolge in cielo e lo spettatore che guarda si pone dinanzi a lei come se stesse a guardare da una finestra le cui tende sono aperte a Maria ed al suo Verbo: il Verbo si è fatto carne!

Mostrandolo al mondo, invogliando il fedele a farsi contemplare e ad accogliere il suo sguardo, portandolo verso uno stato meditativo.

Parlavamo prima dell’importanza che hanno i colori in questo quadro e della loro rilevanza simbolica. Maria veste di rosso e di blu, colori che rimandano all’immagine di una fiamma ardente che si protrae verso Dio, verso l’alto a simboleggiare quindi lo Spirito e che, nonostante il vento, rimane ardente e sicura.

Sotto, troviamo papa Giulio II vestito di bianco, colore dell’animo umano e Santa Barbara vestita di verde che rappresenta il corpo, riportando così i colori delle tre virtù teologali della Fede, Speranza e Carità.

Troviamo questo schema, la cui forma rappresenta un prisma che allude all’effetto di scomposizione, deviazione e alterazione delle immagini in quanto ciò che vede l’uomo è una falsa interpretazione della realtà, ma che in sostanza bisogna portare la mente ad andare oltre il visibile.


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