An-Nur Al-Haqq

Nella tradizione templare, è uso ritualistico e tradizionale quello di dare un nome alla propria spada e per tale motivo spesso ci si trova a cercarne uno vicino al proprio modo di essere e di pensare; cosa che risulta naturale per chi si appresta a percorrere una via come quella cavalleresca. È con questo stesso spirito che mi sono attinto a ricercare ciò che più potesse rappresentare la mia personalità, la mia figura costruita negli anni per poter interagire nella società per come mi è stato insegnato. Ma cosa mi è stato insegnato e da chi?

Indubbiamente, bisogna attingere ai propri ricordi, ma soprattutto bisogna rivolgere il proprio sguardo su sé stessi per poter capire e andare indietro per vedere da una prospettiva diversa il progetto sul quale è stato costruito l’edificio.

Così inizia un percorso di introspezione che, coadiuvato con la ritualità e la guida dello Spirito Santo, ci permette di raggiungere una più intima conoscenza e consapevolezza di noi stessi.

D’altronde, il NOSCE TE IPSUM, non è nuovo alla saggezza umana e si pone come fine ultimo di diverse tradizioni che, seppur diverse nella forma, seguono comunque una strada che porta allo stesso centro.

Proprio compiendo questo percorso, ho potuto constatare che il nome della spada non doveva essere accostato alla personalità umana che contraddistingue la mia forma in questo mondo, ma doveva essere legato a qualcosa di più profondo, qualcosa che avesse una importanza radicata nella mia intimità e soprattutto in una lingua alla quale mi sentivo vicino anche se diversa rispetto a quella che utilizzo, una lingua che avesse come riferimento non la costante ricerca del benessere materiale come è diventata quella europea e l’italiano in particolare, ma una lingua che si avvicinasse alla spiritualità anche nei suoi concetti più semplici e giornalieri.

Così ho attinto ad una tradizione che i templari stessi hanno potuto conoscere molto da vicino, divenendone addirittura i portatori inconsapevoli nelle verdi terre d’Europa e permettendo così ciò che poi venne chiamato Rinascimento.

Ebbene, avendo letto moltissimo sulla cultura islamica ed avvicinandomi soprattutto al sufismo ed ai suoi sviluppi nei secoli, sono venuto a conoscenza di una delle figure forse più iconiche del Medio Oriente: Al-Hallaj.

Questi è stato un mistico persiano vissuto nel IX sec. A.D. il quale ha avuto una rilevantissima importanza nella interpretazione del misticismo islamico attraverso il suo esempio e la sua predicazione. In tal senso e solo per accennare alla sua figura che, magari, tratteremo in modo più completo in futuro sempre su questa rivista, è importante ricordare la sua più famosa frase: “Anā l-Haqq” (Io sono la Verità).

È stata questa forte affermazione a indurre Al-Hallaj al martirio, venendo associato di conseguenza alla figura di Cristo, il quale egli stesso affermava “Io sono la Via, la Verità e la Vita[1]”.

Purtroppo, tale affermazione non può essere compresa da chi non compie un percorso di ricongiungimento con il Principio Divino e men che meno da chi guarda sempre all’esterno di sé stesso, prendendo come riferimento la realtà materiale ed il benessere del proprio corpo e della propria personalità, tralasciando completamente gli aspetti spirituali.

Affermare di “essere la Verità” comporta un totale annullamento del proprio Io per divenire manifestazione della Volontà Divina, così come lo stesso Cristo fece quando disse “sia fatta la Tua volontà”, così come Maria fece quando affermò di essere la serva del Signore. Nel momento in cui il proprio annullamento si compie, lo Spirito Santo inonda completamente l’essere che lo accoglie, facendo divenire quell’essere il mezzo di espressione della Vera Volontà e quindi della Verità.

Tutto questo mi ha certamente fatto maturare interiormente delle idee che hanno fermentato, portandomi inconsapevolmente a ciò che è accaduto nel momento della consacrazione della spada.

In effetti, in principio il nome di questa doveva essere semplicemente An-Nur che significa “La Luce”, ma proprio nel momento cardine della scelta del nome, come in una folgorazione, il termine An-Nur Al-Haqq mi riempì completamente la mente, facendomi pronunciare tale nome.

La scelta del termine An-Nur derivava indubbiamente dal fatto che la spada doveva essere il simbolo di un qualcosa che avesse un impatto forte nel mondo interiore, così come avrebbe dovuto essere la Spada Fiammeggiante dei cherubini che scacciano Adamo dall’Eden. Tale Spada però non era qualcosa di relativo ad una cacciata, ma in effetti era l’indicazione di un percorso ascendente per il ritorno di Adamo a quello stato edenico che doveva essere recuperato. Pertanto, An-Nur si presentava come il nome perfetto per una spada che avrebbe dovuto avere il compito di indicarmi la strada nella notte interiore, nelle tenebre dell’inconscio. Il fatto di aver aggiunto il termine Al-Haqq rafforza ulteriormente tale concetto poiché questa Luce che indica la strada è emanata dal Principio Primo di tutte le cose che è e non può essere altro che la Verità e quest’ultimo Principio non può che trovarsi nel cuore dell’uomo.

Immaginate dunque un raggio di luce che si estende dal centro dell’uomo, questa è An-Nur Al-Haqq, questa è la Luce della Verità che permette all’uomo di tornare lì dove egli ha avuto origine.

Questo è il nome della mia spada, questo è il fine del percorso interiore dell’uomo.

Non nobis Domine non nobis sed Nomini Tuo da gloriam


[1] Giovanni 14:6

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