Le sei chiavi di Eudosso

Prima chiave

Regardie riporta come Mercurio la Coscienza e come Zolfo il Fuoco dell’emozione ed il principio dell’Anima. Personalmente ritengo che sia al contrario.

Sono invece d’accordo nel definire la Pietra come unione tra Mercurio e Zolfo.

È abbastanza chiaro che stiamo parlando, in questa prima chiave, della dissoluzione della coscienza così come lo stesso Regardie dice. È sempre comunque da verificare il fatto di eseguire la pratica del magnetismo per raggiungere questa dissoluzione.

Al punto 2 si parla della caverna dei metalli dove si trova nascosta la Pietra. Se noi riportiamo i metalli a quelle che sono le componenti dell’animo umano, allora possiamo ben capire che noi possiamo trovare la Pietra attraverso l’osservazione di come noi siamo fatti.

Nel riportare Ermete, si definisce la pietra come “una mente sublime ed un mare accessibile”. Qui è abbastanza chiaro il perché si parla di mente, una mente sublime, sublimata e quindi purificata ed un mare accessibile. Regardie, in qualche modo, riporta il discorso all’inconscio collettivo di cui il mare ne è il simbolo anche se sono del parere che il mare sia qualcosa che va anche oltre l’inconscio collettivo nel quale il filosofo deve inabissarsi per trovare questa pietra nascosta.

Al punto 3 Regardie vede nel Pesce misterioso una corrispondenza con lo spermatozoo. Secondo me, c’è invece una corrispondenza con il Cristo in quanto essere che vive nel Mere e quindi Figlio del Mare dei Saggi, ovvero Binah (la Madonna). Quindi, un Cristo visto come simbolo del pensiero ragionato, ma non compulsivo e pertanto purificato che è anche lo “Spirito di origine sublime”.

Al punto 5 si parla della decapitazione del corvo e del drago nero.

Come lo stesso Regardie afferma, si tratta di distaccarsi dai propri sensi.

È bellissimo quando descrive il “principio di duplice morte degli antichi, per i quali esisteva una morte naturale, involontaria e inevitabile, che tutti gli uomini affrontano al termine della loro vita, e una morte culminante nella vita e nella realizzazione della percezione spirituale, coltivata dai santi e dai sapienti. Quest’ultima è una morte indotta tramite una intensa meditazione e contemplazione quando la coscienza, chiusa in se stessa e distaccata dai suoi sensi e funzioni corporei, muore consciamente e deliberatamente nella vita terrestre per agire in una sfera più alta e nobile.”

Da questa decapitazione e quindi dalla separazione della coscienza dai propri sensi, al punto 6 si dice che si forma la “Pietra astrale, bianca e risplendente, che contiene nelle sue vene il sangue del Pellicano”. Questo pellicano per Regardie è un pellicano/fenice e quindi un simbolo di rinascita. Tuttavia, bisogna ricordare che il simbolo del pellicano potrebbe rappresentare la divinità che dissolve sé stessa generando le individualità; il sangue di questo pellicano non è nient’altro che la scintilla divina che è in ognuno di noi. Pertanto, la dissoluzione dell’essere, simboleggiata dal caput mortum, è la dissoluzione della propria personalità per la rinascita, riportando alla coscienza ciò che è la scintilla divina, ovvero la dissoluzione dell’ego e la vittoria della Volontà di Dio che è dentro di noi.

Il pervenire a questo stato non è nient’altro che la Pietra purificata, la Pietra Filosofale, quindi un raggiungimento della consapevolezza di ciò che si è e diventare la manifestazione della Volontà di dio.

Pertanto, la Pietra prima di tutto deve essere trovata, poi purificata attraverso le operazioni dettate nelle chiavi di Eudosso ed infine diventa Pietra Filosofale. Quest’ultima non è quindi il corpo astrale, ma è semplicemente il pervenimento di uno stato di comprensione di ciò che si è e di dissoluzione del proprio essere. Il cambiamento della propria personalità in un’altra personalità in armonia con la Volontà divina.

Seconda chiave

Al punto 1 si afferma che la Pietra, quindi il pervenimento alla conoscenza di sé stessi e di essere emanazione e manifestazione della Volontà di Dio, non è ancora ben formata e quindi bisogna lavorare su di essa in modo tale che possa essere fissata.

Questa operazione di dissolvenza, di eliminazione dell’ego e quindi di decapitazione del Drago nero, deve essere fatta più volte in linea con quanto si afferma nel Sepher Yetzirah riguardo al passaggio da Binah a Chokmah fatto più volte.

Al punto 2 Regardie associa al concetto di Fuoco del Saggio, il Fuoco Segreto, una serie di pratiche abbastanza materiali, riportando al magnetismo. Trascrive però anche una spiegazione più vicina a quella che è la mia interpretazione, che è quella della Atwood, la quale vede nel Fuoco il potere penetrante dell’Intelletto, dove però bisogna specificare che per Intelletto si intende la capacità dell’uomo di osservare ciò che avviene all’interno di sé.

Pertanto, il Fuoco Segreto è l’osservazione e la concentrazione effettuata attraverso un atto meditativo.

Tutto il resto, riportato sempre al magnetismo, non lo posso negare in quanto riconosco alle pratiche yoga determinate possibilità nel creare una condizione, comunque materiale, che permette all’uomo di raggiungere determinati stati. Riconosco quindi alla pratica della respirazione e dell’esercizio del Pilastro mediano, la possibilità di creare una condizione di calore che va a bruciare e rigenerare determinati aspetti della psiche dell’uomo. Tuttavia, ritengo che queste operazioni non servono ad altro che ad aumentare la capacità dell’Intelletto di scavare ancora più a fondo e quindi non sono nient’altro che delle tecniche propedeutiche all’utilizzo dell’operatività dell’Intelletto nell’uomo che quindi rappresenta completamente il simbolo del Fuoco Segreto.

Al punto 4 Ermete parla della distillazione prodotta dai raggi del Sole e della Luna.

Personalmente ritengo che si stia parlando rispettivamente dell’Intelletto e della Ragione i quali rappresentano l’azione dell’osservazione da due punti di vista: uno attraverso il processo logico, l’altro attraverso la contemplazione dell’essere.

A questo punto si può affermare che l’Acqua del grande Mare dei Saggi potrebbe essere qualcosa di più elevato rispetto a Binah oppure che per Sole e per Luna si intendono l’azione del pensiero ragionato condizionato, relativo a Tiphareth e di un’azione immaginativa più legato alla Luna e quindi alla Sephirah di Yesod.

In conclusione, sia che si identifichi il Mare con Binah e quindi con una mente incondizionata e priva di emozioni e pensieri, sia che si identifichi il Mare con il Nulla Infinito (Ain Soph) che va oltre la Volontà di Kether, sono aspetti simili, ma su due piani diversi: uno legato ad un uomo che si può identificare come non ancora arrivato ad un certo livello di elevazione spirituale, l’altro invece ad un Iniziato che ha un livello alto di comprensione e contemplazione della Verità.

Terza chiave

Al punto 2 si parla del Mercurio che è “prodotto attraverso una perfetta dissoluzione e glorificazione del corpo da cui esso trae origine”.

Regardie giustamente definisce il Mercurio come l’anima, contraddicendo sé stesso nella precedente definizione. Quest’anima è fondamentalmente ciò sulla quale bisogna lavorare e giustamente Regardie dice che deve essere fissata, ovvero, secondo la mia interpretazione, in questa fissazione che corrisponde alla crocifissione del Cristo, bisogna semplicemente tenere la mente concentrata su un qualcosa. Questo è ciò che si intende con il fissare il Mercurio. Attraverso questa fissazione si ottiene poi qualcosa che nel punto 3 si dice che “si conclude con la generazione di una nuova sostanza infinitamente più nobile della prima” che fondamentalmente dovrebbe essere l’essenza del pensiero, ovvero il Cristo risorto.

Al punto 4 si parla del fatto che si fa sgorgare dalla Pietra, attraverso le operazioni precedentemente descritte, una sorgente d’Acqua Viva e, spremendo la Vite dei Filosofi, il loro Vino.

Questa Sorgente d’Acqua Viva e questo Vino dei Filosofi corrispondono al Cristo risorto e quindi all’essenza del pensiero o meglio ancora a ciò che origina il pensiero e quindi l’Immagine.

Eudosso, così come Regardie, ci invita a continuare questa operazione di osservazione dell’Archetipo, il quale “appare sotto forma di acqua”, riportandoci a Binah e successivamente a Chokmah che rappresenta Cristo risorto. Continuando a lavorare attraverso la contemplazione di questa Immagine si può andare oltre essa e pervenire alla conoscenza di ciò che l’ha generata, ovvero la Volontà e quindi Kether.

Al punto 5 si prosegue ridando valore a ciò che forse è la base di tutto questo processo: il Sale, ovvero il corpo. Di fatti, se non ci fosse il corpo, come potrebbe esserci l’Anima? Se non ci fosse il Sale, come potrebbe esserci il Mercurio? Quindi, si ridà valore a questo elemento ricordando che il corpo o comunque, visto ad un livello più elevato, la personalità che è la parte più bassa dell’Ego, non è da scartare. Tuttalpiù può essere migliorata attraverso il lavoro su stessi che d’altronde è ciò che la Massoneria dice quando si parla di sgrossare la pietra e che è lo stesso procedimento alchemico dell’osservazione di sé stessi.

Al punto 6 si riafferma la validità del Sale e del Corpo in quanto non si deve prendere il sottile e gettare via il denso. D’altronde Eudosso afferma che il potere del sottile “non è completo finché non diviene terra”. Stiamo quindi dicendo che il corpo serve per manifestare la Volontà di Dio.

Eudosso dice che “questo è il mistero essenziale dell’operazione che si realizza solo dopo una opportuna digestione ed una lenta distillazione”. Fondamentalmente tutta l’operazione che noi facciamo e che tutte le scuole iniziatiche del mondo fanno, è una operazione di purificazione del proprio essere in modo tale che la Volontà Divina possa esprimersi e che quindi Malkuth diventi Shekhinah, ovvero manifestazione divina.

Il punto 7 si riferisce all’azione condivisa di Fuoco ed Acqua riportando una citazione del Cosmopolita il quale afferma che “dopo aver purificato tutte le cose fa si che il fuoco e l’acqua siano amici, cosa che faranno facilmente nella loro terra che è ascesa con loro”.

Stiamo dicendo che il Fuoco (Chokmah) e l’Acqua (Binah) devono essere l’espressione della Volontà di Dio nella Terra, quindi nel corpo e nell’uomo che diventa dunque mezzo per la manifestazione divina.

Al punto 9 si ritorna alla definizione dell’Acqua come ad una “Sorgente viva che sgorga dalla Pietra per un miracolo naturale della nostra filosofia”. Si sta ulteriormente affermando che quest’Acqua, la quale non è nient’altro che il processo logico purificato e non condizionato e quindi il pensiero, è Viva perché impregnata dal flusso degli archetipi e quindi è una congiunzione tra Binah e Chokmah. Quest’Acqua esce dalla Pietra, che come detto precedentemente è il pensiero, ed è Viva in quanto il pensiero ragionato è dapprima purificato e poi impregnato dall’archetipo emanato dalla Volontà Divina.

Al punto 10 si sta nuovamente affermando che l’Acqua Viva è anche chiamata Vino.

Stiamo sempre parlando di un pensiero puro, ma comunque impregnato dall’Archetipo proveniente dalla Volontà Divina.


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