Ricollegandoci all’articolo precedente relativo alla Materia, anche per l’Anima ritengo che sia necessario partire dall’etimologia della parola per definirne il concetto.

Il termine Anima deriva dal latino Animus che significa spirito e dal greco Anemos che significa soffio. Altro termine greco che solitamente viene utilizzato per la definizione dell’anima è Psiche che significa anch’esso respiro, soffio e deriva dalla radice sanscrita SPHU che significa appunto soffiare.

È evidente la vicinanza con il termine ebraico Ruach che significa appunto spirito, ma anche soffio. In particolare, nella cabala ebraica, per Ruach s’intende una delle cinque parti dell’anima, argomento che verrà trattato successivamente.

Dalla definizione di anima come spirito, deriva forse la confusione che solitamente si compie rispetto ad uno schema che qui si vuole utilizzare per semplificare l’argomentazione, prendendo spunto da tradizioni già affermate. Questo schema consiste nella trinità dell’uomo, composto da corpo, anima e spirito così come riportato da San Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi:

“Il Dio della pace, vi santifichi totalmente e tutto il vostro essere, spirito, anima e corpo, siano custoditi irreprensibili per la parusia del Signore nostro Gesù Cristo” (1Ts 5,23)

È evidente che in questo schema anima e spirito sono due cose distinte, come non è invece se si vuole seguire l’etimologia della parola. Tuttavia, ritengo che sia necessario definire meglio il concetto, dividendo l’anima e lo spirito e definendo quest’ultimo come la parte divina che è in ogni cosa.

L’anima è dunque da intendersi in questa tesi come parte dell’essere umano che è composta dal pensiero e dalle emozioni che costituiscono l’individualità, la personalità dell’uomo.

Volendo utilizzare un simbolo per definire la trinità dell’uomo composto da corpo, anima e spirito, ci viene incontro la croce, dove nel braccio in basso si identifica il corpo, nei due bracci orizzontali verso destra le emozioni e verso sinistra il pensiero, mentre nel braccio verso l’alto lo spirito.

L’essere trino diventa così tetramorfo, potendo quindi collegare ogni parte costituente con i 4 elementi. L’anima è dunque costituita dall’Acqua (Emozioni) e dall’Aria (Pensiero).

È evidente che l’anima si pone dunque come intermediario tra il corpo e lo spirito e, tra l’altro, anche come figlia dell’unione tra questi due elementi. Infatti, secondo questo schema e secondo il mio parere, non esisterebbe l’anima se non ci fosse il corpo.

È lecito dunque chiedersi sull’immortalità dell’anima.

A mio parere possono esserci due possibilità e queste derivano indubbiamente da un ragionamento prettamente scientifico derivato da esperienze mistiche, ovvero da razionalità applicata all’intuizione intellettuale.

La prima possibilità consiste nella mortalità dell’anima legata indissolubilmente al corpo. Infatti, essendo questa figlia dell’unione tra spirito e corpo, mancando l’ultimo, verrà inevitabilmente a mancare anche l’anima. È lecito pensare infatti che, una volta dissolto il motore del pensiero dell’uomo che è il cervello, indubbiamente viene a mancare una parte costituente dell’anima stessa e pertanto questa cessa di esistere, così come d’altronde non esisterebbe più l’individualità che fino a prima della morte si riconosceva in un nome che esprimeva il suo essere nella società e nel mondo, il nostro nome.

La seconda possibilità è invece più sottile e derivata forse da concetti gnostici che nel tempo hanno dato modo di creare una visione dell’aldilà o comunque di un mondo oltre questo mondo, dove l’anima può effettivamente continuare ad esistere anche senza la presenza di un corpo materiale. Quest’ultimo infatti viene sostituito da un corpo sottile simile al corpo di gloria del Cristo risorto dove l’anima si trasferisce al momento della morte del corpo materiale. Quest’ultima ipotesi è però difficilmente costituibile perché sarebbe necessario un estenuante lavoro interiore che porterebbe alla generazione di questo cosiddetto corpo di gloria.

In merito a questa possibilità però mi esprimo nettamente in negativo poiché ritengo che ci sia stato fraintendimento tra quello che è la simbologia del corpo di gloria e quello in cui in effetti consiste. Infatti, per corpo di gloria non si dovrebbe intendere un corpo di energia nel quale l’anima si trasferisce mantenendo la forma costituente dell’individualità che prima era stata nel corpo materiale, ma dovrebbe intendersi la possibilità dell’uomo di generare un mezzo con il quale indagare il proprio mondo interiore. A tal proposito si ricollega anche il concetto di Merkavah, il carro divino visto da Ezechiele (Ezechiele 1,4-26).

Ovviamente, questa mia negazione della possibilità dell’anima umana di sopravvivere al corpo materiale e di proiettarsi in un corpo di gloria deriva esclusivamente dalla mia attuale conoscenza interiore sull’argomento. Non escludo che in futuro io stesso possa cambiare posizione in merito, ma dovrebbe veramente accadere un evento che mi portasse nelle più alte vette dei cieli attraverso il carro divino per potermi far rendere conto di tale possibilità per l’uomo.

Essendo l’anima costituita da emozioni e pensieri, è lecito pensare che sia direttamente collegata alla mente dell’uomo ed in tal senso è legittimo collegarla con le figure della Maria Maddalena e di Maria madre di Cristo. Queste sono da intendersi simbolicamente come antropomorfizzazioni della mente condizionata la prima e pura la seconda. È dunque così riportabile il concetto di anima che deve essere redenta e quindi purificata. Infatti, la Maddalena è stata esorcizzata dal Cristo/Logos dai sette demoni. Così facendo è stata redenta, ridiventando Maria madre di Cristo, ovvero mente pura ed incondizionata. Così si può dire in effetti

“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Matteo 5,8)

identificando il cuore come centro metafisico dell’uomo dal quale sorgono le immagini che danno principio al pensiero, poiché solo attraverso la purificazione ed il pervenimento ad uno stato contemplativo che supera il concetto di pensiero compulsivo o comunque logico, solo così si perviene alla Conoscenza della Volontà di Dio. Il cuore dell’uomo può benissimo essere inteso come il Santo Graal nel quale è stato versato il sangue e l’acqua sgorgati dal costato di Cristo durante la crocifissione, così come riportato nell’articolo precedente relativo alla meditazione sulla brocca d’acqua all’interno del Gabinetto di Riflessione e legato proprio al concetto di Anima.

Pertanto, al fine di sottolineare ulteriormente il concetto, è necessario conoscere la propria anima per poterla successivamente purificare. Concetto che nella Libera Muratoria è espresso nel NOSCE TE IPSUM trascritto nell’architrave dell’entrata del Tempio e dallo sgrossamento delle Pietra Grezza. Solo così si potrà pervenire alla Luce, ovvero alla Contemplazione della Verità.

L’atto di conoscenza può essere compiuto attraverso l’auto-osservazione, più volte richiamata in questa rivista legandola all’autopteia. Questa auto-osservazione consiste in pratica nello sforzo compiuto dall’operatore che deve essere presente a sé stesso e soprattutto consiste nella meditazione, dove può “vedere” e conoscere il proprio mondo interiore, i propri pensieri e le proprie emozioni. Lo sgrossamento della Pietra Grezza può essere attuato attraverso il controllo del pensiero e di conseguenza delle proprie emozioni. Ovviamente, facile a dirsi, ma enormemente difficile al farsi. Tuttavia, è di enorme utilità l’applicazione di preghiere, mantra, letture e soprattutto l’iniziare a filtrare amicizie e conoscenze oltre che ad organizzare il proprio tempo in funzione della sacra missione che ci si è prefissati di compiere.

Tutto, nel percorso iniziatico, è legato allo sforzo che compiamo, al desiderio che ci spinge. Niente è regalato!

Lavorate dunque alla purificazione dell’Anima, poiché questo è l’inizio.

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