La Camera di Mezzo è un luogo di transizione importantissimo in quanto, dopo avere abbandonato la condizione del silenzio nel grado di Apprendista ed avere imparato a leggere e scrivere nel grado di Compagno, in questo luogo cerchiamo la “PAROLA PERDUTA”. HIRAM, l’architetto del Tempio di Salomone, con la sua morte la portò con sé, perché coloro i quali lo uccisero volevano a tutti i costi ottenere la verità, ma la verità non si estorce, si trova cercandola. In questa fase non si deve metabolizzare solo un lutto, qui dentro per il Massone comincia un nuovo percorso di vita. Qui si approfondisce tutto il sapere e la conoscenza, grazie anche alla catechesi donata oralmente da altri maestri, pronti a farci guadagnare il nostro salario. Tutto diventa più profondo e ci si rende conto di come i 2 gradi precedenti siano stati solo un ulteriore GABINETTO di RIFLESSIONE. Adesso ci si trova in mezzo e nuovamente bisogna morire per rinascere spiritualmente.

Cercheremo di fare un ragionamento cabalistico partendo dal fatto che il grado di Maestro è fortemente legato al concetto della PAROLA che cerchiamo non solo all’interno del tempio, ma soprattutto dentro il “Nostro Tempio Interiore”.

In ebraico antico PAROLA si dice דבר DAVAR, ma è differente dal significato di LOGOS in quanto quest’ultima espressione è legata ad un significato astratto, perché connessa direttamente al momento in cui il G.:A.:D.:U.: creò, generando con le vibrazioni del suono ogni cosa. DAVAR, in questo caso, è ciò che cerchiamo di trasmettere agli altri, la parola in tutti i sensi come suono esplicativo.

La parola DAVAR è formata dalle lettere ד DALET, ב BET e ר RESH.

La prima lettera ד DALET, per la Cabala Ebraica, raffigura una PORTA. Da ciò se ne deduce il significato di PASSAGGIO, inteso come transizione da un luogo all’altro, che può essere non soltanto un posto fisico, ma anche una dimensione spirituale. Infatti, ogni porta stabilisce un limite da superare per andare oltre. Siamo messi davanti ad una scelta: oltrepassare la soglia o tornare indietro. Oltre tutto, questa lettera ha il valore ghematrico di “4” a simboleggiare i 4 elementi della materia, Terra, Aria, Acqua e Fuoco che lasciamo fuori prima di varcare le colonne. Il passaggio oltre è una scelta nostra, abbandonare chi eravamo per diventare ciò che vorremmo essere, una transumanza dall’universo della materia all’universo della spiritualità.

La seconda lettera è ב BET e la Cabala ne attribuisce il significato di CASA, luogo da abitare e noi appunto siamo all’interno della CAMERA DI MEZZO, la casa dei MAESTRI, dove scocca la scintilla della resurrezione mentale dopo la morte fisica di Hiram. Tutti siamo Hiram e tutti dobbiamo morire per poter rinascere. La lettera BET è la prima lettera della TORAH. Nel libro della GENESI apre la creazione בראשית “B RESHIT”, “IN PRINCIPIO DIO CREO'” , quindi è la lettera attraverso la quale DIO dà l’incipit alla creazione; pertanto, funge da bocca dalla quale furono creati tutti gli universi e gli altri mondi. Quindi, in questo caso, cioè in DAVAR, simboleggia una BOCCA APERTA in procinto di pronunciare qualcosa, il contenitore fisico e vibratorio che dà forma al soffio trasformandolo in parola/suono. Ma la base di essa, BET, è piantata a terra, segno che non potrà mai enunciare parole divine, non potrà mai formulare la verità assoluta, ma solo deduzioni, scintille di sensazioni razionali che tenderanno sì verso il divino, ma non raggiungeranno mai il vertice della TETRAKTYS. In ogni caso, all’interno dello spazio non si trova il puntino, cioè il dagesh, in quanto assumerebbe un suono labbiale e si dovrebbe pronunciare DABAR, interrompendo il flusso di aria che fuoriesce dalla bocca. Al contrario, cioè senza la dagesh al centro, si pronuncia DAVAR, assume perciò un suono vettoriale che fa fluire il “fiato>>>suono>>>parola” liberamente. Il suo valore ghematrico è 2, simbolo della dualità che governa ogni cosa, ma è anche la rappresentazione dei mondi nei quali ci troviamo a cavallo sull’uscio del tempio, cioè quello materiale, che ci lasciamo alle spalle e quello spirituale che ci aspetta oltre le colonne del Tempio, dove ci apprestiamo ad entrare alla ricerca della parola perduta.

Infine la terza lettera che è la ר RESH. Essa rappresenta la TESTA o l’INIZIO. Il suo pittogramma raffigura un uomo nell’atto di inchinarsi con reverenza e rispetto per il G.:A.:D.:U.: che trova innanzi a sé. La testa è il simbolo dell’intelletto, la genialità, la scintilla dell’intuizione. La RESH rappresenta tutto questo e, nella parola B’RESHIT occupa un posto importantissimo, quello centrale, cioè quello che segue la BET la quale, dopo aver parlato, emana il SUONO/FLUSSO generatore. Successivamente, l’emanazione divina profusa viene catalizzata direttamente sulla testa di RESH, che provvederà a metabolizzare, sintetizzare e divulgare. Il suo valore ghematrico e 200.

Valutiamo ghematricamente la parola DAVAR:

ד DALET – 4 = PORTA
ב BET – 2 = BOCCA
ר RESH – 200 = TESTA

4 + 2 + 200 = 4+2+2= 8

Il Risultato sarà 8, il numero di DIO. Il SUO soffio che gira vorticosamente in modo ellittico intrecciandosi, simbolo della ciclicità del tutto, del percorso infinito, ma anche del ritorno alle origini, quindi della nascita della morte e della rinascita.

Concludiamo dicendo che tutto esiste perchè DIO sostiene ogni cosa con il suono della sua parola. Pertanto, se ne deduce che la PAROLA è la struttura di tutto, il sostegno e nel momento in cui DIO dovesse smettere di parlare, la mancanza del flusso che dona dinamicità, farebbe collassere l’universo dentro sé stesso.

B’RESHIT Fratelli miei.


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