Se è vero che il Grado di Cavaliere Eletto dei IX si inserisce nella logica prosecuzione del grado di Maestro, quindi come continuazione della leggenda Hiramitica, è altrettanto vero che esso rappresenta non solo un passaggio fondamentale sulla via del perfezionamento, ma soprattutto un punto di svolta dell’intero percorso iniziatico.
Tale spartiacque è evidenziato da una caratteristica sostanziale che possiamo dedurre già dal Titolo del Grado il cui significato rappresenta l’importante mutamento di stato iniziatico che il candidato compie e cioè da Maestro Massone Libero Muratore a Cavaliere. Un mutamento che impone un atteggiamento ed un approccio assai diverso nei confronti delle sfide che ci vengono poste sul sentiero verso la Luce.
Se finora siamo stati chiamati, in qualità di costruttori, a edificare il nostro Tempio interiore, con il passaggio a Cavaliere il nostro compito è quello di preservare e di difendere tutto ciò che fino adesso è stato costruito. Metaforicamente si passa dal maneggiare la Cazzuola, strumento per l’edificazione, ad imbracciare un’arma come il Pugnale.
Tutto ciò e perfettamente rappresentato sul Grembiule del Cavaliere Eletto dei IX nel quale è ricamato un braccio che stringe proprio un pugnale.
Quest’ultimo rientra nella categoria delle armi da taglio, come la Spada, simbolo di Virtù e Giustizia, ma che se male usata da arma difensiva si trasforma rapidamente in arma offensiva.
Questo duplice uso del pugnale è dettato esclusivamente dal nostro consapevole Volere, rappresentato dal braccio che lo impugna.
Quando la mente è offuscata dal dolore, per esempio un torto subito o un lutto, è facile cadere nell’errore di confondere il senso di Giustizia, con la voglia di Vendetta. Le lacrime rosse ricamate attorno al pugnale sono un chiaro esempio di come nessuno può sentirsi al riparo da decisioni avventate e troppo spesso fallaci. La figura di Johaben e la vendetta da lui perpetrata simboleggiano proprio questo senso di smarrimento. Egli, spinto da una eccessiva fiducia in sé stesso, precipita nell’entusiasmo non ragionato, mancando di riflessione e di padronanza delle proprie azioni. Pur spinto da buone intenzioni, invece di fare giustizia, si trasforma a sua volta in assassino.
La Massoneria nella sua vera essenza è azione e non inerzia, ma facciamo attenzione nell’interpretare queste parole. Essa ci invita ad essere “coraggiosi contro le nostre debolezze”, ma il coraggio senza il supporto della ragione rischia di trasformarsi in stupida e cieca spavalderia. Quindi, fermiamoci a meditare sul percorso da noi finora effettuato, rivolgendo la nostra obbedienza al nostro intelletto. Attingiamo “Acqua Viva” da quella Sorgente presente in fondo al nostro cuore, affrontando con coscienza e umiltà le Sterpi che ostruiscono la nostra Caverna, affinché la trappola dell’errore non ci faccia precipitare nell’impreparazione ad affrontare gli ostacoli futuri. Con ciò non voglio assolutamente dire che non si potrebbe sbagliare ugualmente, il cadere fa parte dell’animo umano; il nostro pavimento a scacchi interiore è fatto di mattonelle bianche e nere e dobbiamo accettare questa cruda verità, ma la differenza tra il profano e l’Iniziato sta proprio in questo: riconoscere dove si è sbagliato e attraverso la propria forza di Volontà fare in modo di porvi rimedio. Forza di volontà che ci spinge ogni giorno a combattere contro noi stessi, a metterci a nudo davanti i nostri Fratelli e che attraverso il nostro libero arbitrio governa il nostro agire ed il nostro pensare.
Un Cavaliere Eletto è tale non perché la sorte lo ha deciso, ma perché egli lo ha fortemente voluto, desiderato, bramato ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo della sua vita in maniera libera e fuori da condizionamenti esterni.
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