Spinto dall’intervento di un lettore sul concetto espresso dal titolo riportato nell’introduzione al II numero del 2020 di THEORIA, ritengo sia opportuno chiarire la provenienza della frase e soprattutto il simbolismo contenuto in essa affinché si possa ulteriormente precisare che THEORIA è una rivista di studi esoterici che tratta argomentazioni a carattere simbolico, prendendo spunto dalla Tradizione Occidentale nella quale si inserisce e nella quale si pone come espressione dell’ispirazione ricevuta dagli autori.

È importante ricordare che la frase è presa da Apocalisse 21,5

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.»

Colui che parla è la Divinità che si presenta nella “Rivelazione” di San Giovanni e dice chiaramente di fare nuove tutte le cose, riferendosi al fatto che, nella visione, i cieli e la terra sono rinnovati dalla Sua presenza ed il mare non vi è più, facendo scendere dal cielo la nuova Gerusalemme.

Seppur la chiesa cristiana veda in questa frase un messaggio di speranza per la fede nel Signore che crea sempre delle novità, dal punto di vista iniziatico è giusto farsi delle domande che possano portare oltre al piatto pronto della “credenza” profana ed indagare sul concetto di rinnovazione. Infatti, il fare nuove tutte le cose è espresso già pienamente nel Titulus Crucis, conosciutissimo dai cristiani stessi:

I.N.R.I.

Questo, che la chiesa ci propone nel suo svolgimento come Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, è sviluppato diversamente in ambito iniziatico e qui si vuole utilizzare uno dei modi riportati dalla Tradizione Occidentale, ovvero quello di

Igne Natura Renovatur Integra

che significa “il fuoco rinnova integralmente la natura” o meglio “con il fuoco sarà rinnovata ogni cosa”.

È dunque il Fuoco che rinnova e questo Fuoco Sacro è appunto la Divinità che, nel testo dell’Apocalisse, si presenta seduta su un trono e comanda di scrivere le verità che verranno successivamente fatte presenti.

Questo Fuoco Sacro non è altro che il Logos Divino, il Cristo che, essendo Figlio del Padre, ne è la sua manifestazione e razionalizzazione interiore, antropomorfizzato nella Religione per poter rendere trasferibile il concetto tramite il volgo.

In effetti il Logos è definito dalla stessa tradizione come Agnello di Dio e qui è interessante far notare il parallelismo con la divinità indiana Agni, dio del Fuoco rappresentato solitamente sopra un Ariete, forse ad indicarne la sua derivazione e quindi diventando Agnello, ovvero suo figlio. Parallelismo che si intensifica se consideriamo che le corna dell’ariete hanno una forma spiraliforme, rappresentando in qualche modo la legge dell’armonia universale che permette la rappresentazione delle forme ed alla quale tutte le forme fanno riferimento, partendo dalle galassie al centro delle quali sussiste un buco nero, invisibile all’occhio umano e quindi accostabile all’infinità della divinità espressa nell’Ain Soph ebraico, attorno al quale vengono attratte tutte le stelle, formando così un bagliore che permette la comprensione dell’esistenza del buco nero e quindi della divinità. Dunque, semplificando, il buco nero rappresenterebbe Dio, mentre il bagliore è il Fuoco Sacro e quindi il Logos/Cristo che manifesta il Padre.

Altro accostamento interessante è l’appellativo di “Pio Pellicano” legato sempre al Cristo ed alla simbologia cristiana ed alla presenza del Pelekos nella figura di Agni, ovvero di un’ascia, simbolo di recisione dei desideri e quindi di purificazione.

Dunque, questo Fuoco Sacro che è la manifestazione della Divinità, è un fuoco purificatore che rinnova tutto ed è un Fuoco che si trova dentro ognuno di noi, così come la stessa simbologia cristiana ci indica con il Sacro Cuore di Cristo. È proprio nel cuore che si può dunque trovare il Logos ed è proprio il cuore che, associato nella Melothesia al segno zodiacale del Leone e dunque alla tribù di Giuda, è il simbolo più appropriato per rappresentare Cristo e dunque la Parola Ritrovata, ovvero l’Ispirazione Divina.

Bene dice dunque il nostro lettore quando esprime di essere felice più che altro di fare l’uomo nuovo, poiché è all’uomo che si riferisce il fare nuove tutte le cose; è l’uomo che deve rinnovarsi e deve essere espressione e manifestazione della Volontà Divina e lo deve fare attraverso un percorso di purificazione come può essere quello in una vera Organizzazione Iniziatica. L’uomo deve farsi nuovo e nuovo significa giovane, fanciullo ricordandoci ciò che dicono le scritture in merito al tornare ad essere bambini per poter entrare nel Regno dei Cieli e dunque superare l’Abisso attraverso il sacrificio della personalità, dell’Io.

L’Uomo Nuovo dunque sarà rappresentante di Dio, così come lo è il Sacerdote alla maniera di Melkitzedek e così come lo è chi muore per far risorgere la Tradizione in sé, simbologia a tutt’oggi presente nella Massoneria. Chi muore a sé stesso, attuando la morte mistica, sarà anche Semplice poiché semplice significa “senza piega” e quindi unificato, uno, così come lo è chi è stato rinnovato e privo di ogni condizionamento si riconosce nella Divinità quale sua espressione e manifestazione. Di certo non si diventa semplice per autodefinizione, ma solo ed esclusivamente per purificazione e consacrazione, fattibile esclusivamente dal Fuoco Sacro che è in ognuno di noi.

Fare nuove tutte le cose diventa dunque un percorso iniziatico interiore e di conseguenza è un compito sacro per rimirare quel Principio dal quale vengono emanate tutte le Tradizioni e presentarne una pura che possa portare al mondo una strada per tornare all’Uno, una strada priva di degenerazioni, di interessi profani, di fazioni e ipocrisie, una strada rivolta esclusivamente alla rettificazione del sé ed alla Gloria di Dio.

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